Ne La Repubblica di oggi si legge del burca vietato in Francia in qualsiasi spazio pubblico. La sinistra francese si dichiara contraria ma la risoluzione è stata votata quasi all'unanimità. Seppure la strada per il divieto di burca e niqab è stata avviata da un deputato comunista, egli ha convinto la destra ma non il suo partito.
Il testo fa riferimento al velo come pratica radicale che offendono la dignità e l'uguaglianza tra uomini e donne quindi contrario ai valori della Repubblica.
La Francia si appresta così a seguire l'esempio del Belgio il quale ha già vietato i veli dalle strade.
La cultura e la religione che impongono dette regole alle comunità islamiche, talmente integraliste da non rendersi conto che quando ci si trova ospiti di altri Paesi è doveroso rispettare le regole vigenti del Paese di accoglienza.
Oltre ai riferimenti, condivisibili nel testo francese, va considerato che la cultura occidentale pone una importanza sostanziale nel guardarsi in faccia nelle comunicazioni intepersonali e nascondere il proprio volto nelle relazioni non rientra nella nostra cultura.
Fare della propria cultura delle regole, è legittimo nei Paesi di provenienza dove queste regole sono ormai consolidate ma pretendere che altri Paesi debbano accettarle per dovere di ospitalità può essere quantomeno pretestuoso..
Il rispetto va inteso reciprocamente nella salvaguardia delle rispettive culture; pretendere l'una prevaricatrice dell'altra in luoghi coin valori diversi, non rende semoplice la convivenza.
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