Varie proteste hanno accompagnato la recente sentenza che ha dichiarato colpevoli tre dipendenti di Google, per non aver impedito la diffusione di un filmato che riprendeva atti di bullismo e maltrattamenti contro un diversamente abile. L'ong americana "Eletronic Frontier Fondation" una delle più autorevoli voci in difesa delle "libertà digitali" , nel suo blog (http://www.eff.org/deeplinks/archive) pubblicava un articolo di commento (firmato da uno dei coordinatori dell'associazione)in cui non solo notava come la sentenza disconoscesse i pronunciamenti sul tema della stessa Unione Europea, ma inoltre notava che:
"[....] la corte ha respinto l'accusa di diffamazione ma ha accolto quella di trattamento illegale di dati personali sulla base del fatto che una ripresa video fà parte dei dati personali, e che sotto la legge europea sulla protezione dei dati personali, Google aveva bisogno di detenerne i diritti prima di pubblicare i suddetti dati personali. Questa interpretazione della legge significa che Google è co-responsabile per la legalità dei contenuti contenenti immagini di persone -- prima che chiunque si sia lamentato del contenuto. Questo effettivamente significa che per conformarsi a questa sentenza, qualsiasi lavoratore d'intermediazione con l'Italia deve adesso pre-vagliare ogni pezzo di video con chiunque lì vi appaia, oppure rischiare un'azione giudiziaria. Con la sentenza attuale , viene anche presentata una così larga definizione di dati personali che che potrebbe effettivamente esigere che tutti i siti ospitanti pre-vaglino tutti i contenuti siano essi video, testi, audio oppure dati. Il fatto -eccessivo- che questa azione legale è applicata sugli individui, invece che sull'azienda, così da risultare devastante per le persone coinvolte, è solo una parte del problema. Internet si fonda sul fatto che terzi possano portare messaggi senza avere necessità di auto-censura da interferire con i suddetti messaggi o da predersi responsabilità per milioni di altre comunicazioni. La Rete è fatta di intermediarii, e attacchi sulle protezioni dei porti sicuri sono in corso attraveso tutto il mondo. In Cina questo è chiamato ISP "auto-disciplina". Negli Stati Uniti sono i detentori dei diritti a richiedere responsabilità di secondo o anche di terzo grado per infrazioni degli utenti,[....] l'Italia può scegliere di vittimizzare ingiustamente tre esecutori americani in questo caso, ma l'apertura dell'intera internet rischia di diventare lei stessa una vittima se i porti sicuri sono compromessi ovunque."
Vorrei inoltre ricordare come video ugualmente posti su Youtube, contenenti riprese di violenza sono stati (negli Usa) rimossi dagli stessi autori, senza bisogno di iniziative censorie, dopo che gli utenti hanno protestato con i loro commenti. Non c'è dunque nessun bisogno di "ulteriori inquisizioni".
Fabrizio Cucchi, DEApress
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