Riconoscere i Vincitori!!

Martedì 15 Aprile 2008 11:29 DEAPRESS
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Prepariamoci a riconoscere i nostri nuovi padroni, coloro dai quali saremo governati (quindi “ispezionati, spiati, diretti, legiferati, regolamentati, incasellati, indottrinati, catechizzati, valutati, censurati, comandati. Ad ogni azione ad ogni transazione, ad ogni movimento, controllati, registrati, inquadrati, timbrati, misurati, numerati, autorizzati, ammoniti, riformati, corretti, puniti; […] tassati addestrati taglieggiati, sfruttati, monopolizzati, concussi, spremuti, mistificati, derubati. Al minimo accenno di resistenza, alla prima lamentela, essere repressi, multati, vilipesi, vessati, cacciati, maltrattati, bastonati, disarmati, ammanettati, imprigionati, giudicati, condannati, fucilati, deportati, sacrificati venduti, traditi;[…] scherniti, dileggiati, oltraggiati, disonorati.”Secondo la definizione di Proudhon che, sicuramente aggiornata, è in gran parte ancora attuale).
Chi ha espresso la sua preferenza tramite il voto, ha apposto la sua firma accettando la competizione elettorale, e tutto il sistema di rappresentanza parlamentare che essa suppone. Anche chi non ha votato il partito risultato vincente o chi ha “coscientemente”fatto annullare la propria scheda, dal momento in cui sulla propria tessera elettorale viene apposto il timbro certificante l’avvenuta votazione, l’elettore accetta il sistema di competizione vigente e il sistema parlamentare in genere. L’astensione maturata da una critica al sistema partitico o dalla costatazione che non vi sono partiti dai quali ci si sente rappresentati è ugualmente condiscendente al sistema di governo. La sola forma di astensione elettorale cosciente è quella scaturita dalla critica del parlamentarismo. La consapevolezza delle angherie che causa e ha sempre causato il modello statale della democrazia rappresentativa, non può essere superata dalla speranza che alcune trasformazioni della macchina statale o una legislazione consapevole possano edulcorare  la condizione di asservimento che, chi crede nella possibilità che si possa arrivare ad un modello di organizzazione basato sul socialismo libertario e per questo rinuncia al diritto di esprimere il proprio voto, è costretto a sopportare.
 Gli esponenti di una delle coalizioni(quella poi risultata vincente) non hanno esitato ad accennare al fatto che essi non avrebbero riconosciuto, in caso di sconfitta , la coalizione vincente; anzi hanno minacciato chi di emigrare (se Di Pietro fosse stato nominato ministro della giustizia), altri addirittura la secessione(se il proprio leader non sarà nominato ministro). Questi signori, che credono così tanto nel sistema democratico, hanno la possibilità di fuggire verso luoghi che più si confacciano alle loro aspirazioni politiche, quando non di prendere i fucili e chiedere l’indipendenza della padania all’insegna del razzismo della xenofobia, del liberismo spietato, dello sfruttamento del lavoro salariato a vantaggio delle grandi imprese.
 E noi? Chi ha sempre creduto in un idea di società libertaria ed egualitaria, ed ha sempre voluto avere la possibilità di allontanarsi dalle logiche di sfruttamento che lo stato porta con sé? Quante possibilità ha di chiedere una secessione? Dove potrebbe emigrare, se volesse, per avere la possibilità di sperimentare un modello di governo innovativo rispetto a tutte le esperienze passate? La verità è che il mondo è stato colonizzato e depredato dal capitale finanziario a scapito delle persone fisiche che sono così costrette ad accettare la propria condizione senza la possibilità di manifestare il loro dissenso senza rischiare imputazioni come l’”eversione dell’ordine democratico”.


Matteo Staglianò - DEApress

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 19 Giugno 2013 03:22 )