Praga

Lunedì 25 Giugno 2007 14:02 Mariella Braccini
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Praga andata e ritorno. Praga di ieri e di oggi. Praga prima e dopo la caduta dei muri veri e presunti, reali e immaginari. Ma sono caduti davvero i muri? I muri dei nostri pregiudizi, delle nostre abitudini, delle nostre differenze ?
Sono stata a Praga due volte: la prima, per dirla con Balzac, ero una giovane sposa, la seconda questo anno, 2007 anno domini.
La prima volta ho trovato una città di sogno popolata da due tipi di esseri: quelli che ti chiedevano ossessivamente se volevi cambiare e quelli che ti chiedevano altrettanto ossessivamente che prezzo avevi spuntato al cambio nero. Poi c’era il resto della popolazione. Gli esseri del primo tipo erano cecoslovacchi, quelli del secondo tipo italiani.
Nel secondo viaggio ho trovato una città di una bellezza ridondante, amplificata nelle forme, nei suoni, nei colori dalla folla, dalle macchine, dal via-vai incessante, spogliata dal silenzio, spogliata dalla quiete un po’ spenta in cui sembrava sonnecchiare. Ora il sonno è finito ed è forse possibile vedere quali sono stati i sogni.
Praga era ed è una città bellissima. Popolata di statue che si mescolano ai passanti, di palazzi decorati che portano l’impronta di molti passati. Quando la vidi la prima volta sembrava veramente giunta a noi attraverso il tempo come un gioiello intatto. La città nuova, la città vecchia, la città piccola, il quartiere ebraico, il ponte Carlo.. E ogni luogo  un nucleo con una  sua identità: del resto non è Praga costruita su sette colli come Roma? Questa volta abbiamo aggiunto alla visita Vyserhad.
Dovunque ti volti: un volto di pietra, una mano, la silhouette di un palazzo, un’ansa del fiume, la sequenza dei ponti.. E ancora case e ancora strade, negozi e negozietti, punti di ristoro e musica ovunque.
Lo sapete che Praga è una grande produttrice di marionette? Io non lo sapevo, o meglio non lo ricordavo ma è frequentissimo trovare negozi più o meno artigianali di marionette grandi e piccole che ti guardano appese a loro fili, le espressioni allegre o imbronciate, curatissime nei dettagli e ognuna col suo nome.
Camminare sul ponte Carlo è camminare fra le statue, con le statue, e tanto tanto se c’è folla ti senti in maggioranza, ma se non c’è sei solo fra i passanti di pietra avvolti in pesanti drappeggi protesi a indicare o benedire; sei solo a passare la monumentale porta della torre con le guglie puntate verso il cielo e che si apre verso la piazza del municipio. Ed eccola lì la piazza, cuore della città vecchia, introdotta dalla facciata nera d’un palazzo decorato a figure bianche e ancora dalla torre dell’orologio su cui si affacciano, allo scadere di ogni ora, le figurine del corteo di Cristo e degli Apostoli. I turisti si siedono ai tavolini dei bar lì di fronte e aspettano, occhi in su. Anche noi con gli altri. Alle 18 passa il corteo alla finestrella della Torre: la Morte, il Turco, l’Avaro e il Vanitoso ne sottolineano a gesti il passaggio: un minuto, due minuti e lo spettacolo è finito: appuntamento alla prossima ora. Scopriamo che il cameriere che ci ha servito da bere parla tre lingue: si può ripartire. Sotto i nostri piedi, appena notate, le 27 croci a ricordare i 27 capi della rivolta antiasburgica qui decapitati nel 1621.
E’ la Chiesa di S. Nicola a darci la dimensione, con le sue vestigia barocche, del potere temporale nella sua pienezza : statue imponenti , con i loro emblemi, ci guardano dall’alto avvolte nei drappeggi. In una nicchia appartata un’immagine femminile lignea e modesta: chi è? La domanda mi resta senza risposta.
Ma altri luoghi ci aspettano: il quartiere ebraico con un tocco di grazia particolare nelle file di piccole botteghe, nell’articolazione strutturale della sinagoga: l’agguerita fortezza, o meglio il castello che con le strade e le chiese che lo circondano aggiunge un tassello particolare e indispensabile al quadro che si va componendo sotto i nostri occhi.
Una leggera salita ci porta fino alla grande cancellata in ferro battuto fiancheggiata da statue in lotta. Nello spiazzo un trio di musici introduce una nota di colore, oltre i cancelli un complesso di cortili e di edifici che sfuggono alla memoria. Resta il ricordo del Palazzo Reale con la splendida sala tardo-gotica sul cui soffitto a volte le costolature intrecciano nodi e volute: perchè mi ricorda alla lontana la sala degli specchi di Versailles ? Forse solo per l’ampiezza e i fasci di luce che entrano dalle grandi finestre.
Le sale adibite a cancelleria con le loro raccolte di documenti ci rammentano uno degli  utilizzi di questo luogo. Interessata mi soffermo a guardare gli antichi manoscritti che raccontano di passati accordi politico-amministrativi e di antiche registrazioni.
Il camminamento esterno ci offre la vista di una Praga che emerge dal verde.
Ed è nella cattedrale di S.Vito che il sacro si esprime con la bellezza: nelle navate che si slanciano verso l’alto, nei mosaici di luce, nell’eleganza delle forme. Di tutt’altro tipo è la più piccola chiesa di Loreta che mi lascia il ricordo, carpito alla spiegazione di una guida, della ragazza che, per non andare sposa a un infedele, ebbe da Dio la grazia di vedersi crescere la barba: in conseguenza di ciò, suo padre il re, la fece uccidere.
Vyserhad ci accoglie con un’altra chiesa e il semimonumenale cimitero degli artisti cechi. Mentre passeggio fra il verde e le pietre guardo le tombe su cui si può trovare a volte un giocattolo o un piccolo uovo decorato di cui mi chiedo il senso: forse l’auspicio di un’altra vita?
Mangiamo nella piazzetta tranquilla, sotto il sole di Aprile: il nostro viaggio volge alla fine. Quante cose ho dimenticatodi guardare? E quante non ho visto pur guardandole?
Al di là di tutti i monumenti la Praga del turista è soprattutto i suoi palazzi adorni di statue, di decorazioni, di frontoni che mettono insieme i differenti stili che interpretano la città. E’ il fiume che dal battello ci offre una vista inedita, che scopre angoli imprevisti, che disegna le silhouettes dei ponti. Camminare sulle sue rive è un piacere e un piacere ammirarne i colori che si sposano a quelli della città. Più oltre c’è la periferia che dorme e lavora nel mantello grigio e anonimo della città moderna: ma questo a noi turisti interessa poco. Certo ci interessa di più il passato monumentale edulcorato dalla fatica e dalla sofferenza. O forse ci interessa o interessava per una stanza a basso prezzo nell’appartamento anonimo di un’anonima signora che per arrotondare affitta o affittava a nero, come accadde a me e a mio marito nel nostro primo viaggio..
Nella Praga di ieri le ragazze e le donne giravano da sole e indisturbate a notte: oggi l’incessante via-vai di turisti ha cancellato quel ricordo.

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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 25 Giugno 2007 14:02 )