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L'Ocse critica l'eccessive bocciature nella scuola

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L'OCSE, l'organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, punta il dito sulla facilità delle bocciature nella scuola mondiale e lancia naturalmente un monito a quella italiana, che è oggi al 22 posto per i numero di bocciati. Il dato dell'OCSE arriva in un momento opportuno, quando cioè nella grande confusione che vive la nostra scuola ( a tutti i livelli), spesso molti professori trovano più utile bocciare un alunno che non cercare di recuperarlo con varie strategie durante l'anno scolastico. In verità, questo discorso sulle bocciature "facili" nella nostra scuola, con il tempo è divenuto sempre di più un problema aperto, dove sicuramente c'è un forte malumore e imbarazzo da parte della classe insegnante che, sempre più spesso si trova spaesata e priva dei mezzi necessari per operare il proprio lavoro giornaliero. Questo perchè, con i tanti tagli che il Ministro Gelmini  (e prima ancora la Moratti) ha operato sulla nostra scuola, è facile che il malumore si estenda notevolmente e la poca volontà di investire negli alunni  si fa sentire. Naturalmente non è una giusta cosa, poichè il "materiale umano" che costituisce l'odierna classe studentesca proviene da una generazione molto confusa, a cavallo fra gli anni 70 e gli 80, in un periodo cioè in cui  il nostro paese ha vissuto con grandi dislivelli, dislivelli che hanno interessato una grande parte della nostra vita umana generando, ovviamente quella confusione che ha influenzato le crescite di quel periodo. Pertanto, la classe insegnante, che ancora si attesta intorno a persone che si avviano agli ultimi anni del proprio insegnamento, spesso non comprende la generazione che frequenta le nostre scuole e quindi è facile  incappare nell'impossibilità di portar a termine il proprio lavoro con alunni che non rientrano in uno schema che nel tempo è stato inviolato e inviolabile. In verità,  il punto d'incontro fra docente e alunno non è mai stato  facile  ma quello che probabilmente manca quando sussistono delle bocciature, è proprio l'interesse da ricercare nell'alunno "difficile", dove spesso quell'alunno è figlio di un percorso fatto di disinteressi e di bassa stima nelle proprie forze. L'altra verità è che la nostra scuola è concettuale, ovvero è una scuola che forma sui concetti e raramente prende in considerazione tutti quei ragazzi e ragazze che sono molto più bravi nell'applicazione pratica. Pertanto, la scrittrice e docente Paola Mastrocola, che già nel passato recente aveva criticato il pensiero didattico di Don Lorenzo Milani, adesso rincara la dose, sostenendo che gli alunni devono arrivare preparati alle superiori , criticando i percorsi delle elementari e delle medie, dove, secondo la scrittrice gli alunni che arrivano dalla scuola dell'obbligo, sono "totalmente impreparati" e con poca voglia di studiare. Purtroppo questa tendenza di distinguere ancora i livelli di formazione dei nostri alunni(cioè dalle scuole primarie alle secondarie) sorprende perchè si opera inopportunamente la discriminazione e il  severo giudizio sui livelli più "bassi" della scuola non fa onore alla Mastrocola, come non certo le fa onore che il suo  numero di bocciature si assesti su uno studenti su quattro in ogni anno scolastico, rimanendo intesi però che c'è sempre da parte sua il dispiacere nel farlo. La verità probabilmente non stà ne nella posizione della Mastrocola ma manco in quella della Gelmini: forse bisognerebbe cercare di seguire l'indole e le aspettative dei giovani studenti, quelli che saranno, come si diceva un tempo, la futura classe dirigente che non si fa con le bocciature ma con un sempre rinnovato interesse verso la scuola e soprattutto verso la vita. Però bisogna avere il coraggio di calarsi ai livelli degli adolescenti che proiettano spesso un periodo della vita che non tutti hanno il piacere di rivedere, anche i professori.

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 28 Luglio 2011 13:20 )  

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