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prospettive post elezioni

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La sconfitta è stata pesante, netta. Berlusconi e i vertici del Pdl professano ottimismo e parlano di riforme da fare, di quelle avviate e dicono che la maggioranza ha i numeri per andare avanti: ormai questi discorsi appaiono sempre più come un ritornello che il nonno ripete, non troppo diversamente da un disco che si è inceppato.  Il sogno berlusconiano si è infranto e, l’eterna patita al rialzo a dato i suoi frutti, marci. Quante volte la colpa per le mancate riforme è stata fatta ricadere sulle toghe rosse, sugli zingari, sui centri sociali, sulla sinistra irresponsabile e massimalista, sui complotti internazionali ? L’ultima campagna elettorale è stato il non plus ultra di tutto ciò. I risultai di questa tornata di amministrative dimostrano che i poteri forti ( la Chiesa e Confindustria su tutti )  si sono stancati delle promesse, hanno capito che continuare a sostenere l’attuale governo porterebbe solo sprofondare con esso nel baratro che si intravede dietro l’angolo. La sconfitta è frutto di però anche di altri fattori: da un lato, si è già detto, la borghesia ha deciso di cambiare carro; un altro fattore da prendere in considerazione è la non vittoria del PD: Napoli e Milano, le città simbolo della tornata elettorale, hanno visto l’affermarsi di due candidati anomali come Pisapia e De Magistris. Se i candidati in queste città fossero stati uomini di vertice del PD, forse sarebbe andata diversamente. La percezione è che ci sia, e in parte queste elezioni lo hanno dimostrato, voglia di cambiamento, di uscire da un immobilismo tendente al declino che attanaglia l’Italia da molti anni. Rimane tutto da capire quanto sarà forte questa voglia di cambiamento, se si fermerà a voler rinnovare la classe politica o se andrà oltre. Il Manifesto parlava di una “Milano liberata”, di “un 30 Maggio che sembra il 25 Aprile”. Un’immagine forviante, se si volesse fare un parallelismo storico, con tutti i dovuti distinguo, bisognerebbe farlo con l’8 settembre del ’43. La frattura nell’apparto di potere è chiara, inequivocabile ma, il tempo per festeggiare, oggi come allora sarà poco. Non ci sarà nessuna invasione nazista ma, i piani di austerità voluti dalla Banca Centrale Europea avranno ricadute pesantissime in termini di salari e diritti dei lavoratori. Il dopo-Berlusconi  si preannuncia, almeno nel breve periodo, povero di sorrisi. Questo governo non ha la forza la legittimità e l’interesse per effettuare una finanziaria da 40 o 50 miliardi di Euro, è quindi probabile che passi il testimone ad altri: un governo tecnico, d’unità nazionale oppure alla coalizione che vincerà le ipotetiche elezioni anticipate. Questa crisi , che tutta la classe politica europea vuol far pagare a chi non è responsabile, arriverà con effetti dirompenti anche in Italia. Ci accorgeremo che quella che oggi ci abbaglia è solo una tenue luce a cui farà seguito un lungo tunnel. Quanto sarà buio e lungo il tunnel dipende dalla nostra capacità di opporsi alle volontà dei banchieri.

 

Fonti: Il Corriere della sera, Repubblica, il Manifesto, Il Sole 24 ore, Senzasoste

 

Fabio Conforto/DEApress

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 01 Giugno 2011 13:18 )  

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