Tra le varie forme di censura presenti negli Usa, bisognerà citare anche i libri proibiti nelle carceri. E' quel che succede quantomeno in Texas ( http://www.texascivilrightsproject.org/?p=2803 ). Sembra infatti che ben 11.850 opere non solo non siano disponibili nella biblioteche dei penitenziari locali, ma che sia anche strettamente proibito inviarne una copia ai detenuti. Si tenga presente che l'ultima edizione (1948) dell'analogo catalogo dei libri proibiti dalla chiesa cattolica contava "solo" 4.604 titoli. Non sò, come questo si possa conciliare con la pretesa difesa della libertà d'espressione. Esistono siti web che ne pubblicano la lista completa, ad es.:
L'elenco comprende opere di Flaubert ( Salammbô ), Orwell ( Giorni in Birmania ), Ginsberg ( tre titoli, tra cui il diario del viaggio in India), Dos Passos ("Il 42esimo parallelo" e "Millenovecentodiciannove") etc... I "Versetti satanici" di S.Rushdie sono proibiti tanto dalle autorità iraniane quanto dai "secondini" texani. Del resto, è difficile trovare una logica tra i titoli censurati. Dovremmo stupirci del fatto che la lista non comprenda ad es. il "Mein Kampf" di Hitler, ma insiegabilmente - sul tema - censuri l'opera sull'olocausto del giornalista tedesco Guido Knopp? Oppure del fatto che nessuna opera di Stalin compaia nell'elenco, al contrario degli scritti sull'anarchismo di Chomsky? Ben 16 titoli dell'innocuo John Grisham sono nell' elenco, contro i soli 4 di Stephen King. Censurati anche autori di testi religiosi come la Raven Grimassi ( 5 titoli), oppure Scott Cunningam (il cui trattato sugli incensi viene considerato pericoloso dalle autorità texane). La "Top ten" dei censurati vede al primo posto Rand McNally (editore americano di mappe, atlanti e simili) con 39 titoli, al secondo l'afroamericano D.Goines con 28 opere, seguono l'autore di gialli J.Patterson (25), W.Johnstone (23), e i famosi libri del Reader's Digest (21)...
Evidentemente, non temere il ridicolo, è una delle caratteristiche fondamentali della censura del secolo XXI...
Evidentemente, non temere il ridicolo, è una delle caratteristiche fondamentali della censura del secolo XXI...
Fabrizio Cucchi, DEApress
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