Anche lui alla fine è andato ad ornare i cieli celesti del Pinturicchio, forse fra quei puttini sbuffosi o fra le stelle obsolete di una tela rinascimentale. E dire che Nanni Ricordi era come Superman, uno senza tempo, un supereroe! Invece, da buon Peter Parker, da umano molto umano, ha deciso di prendersi il meritato riposo dopo una malattia che lo aveva tolto dal pensiero dei più per confinarlo nella "cornice" del posto ospedaliero. Ma di questo passo andremo tutti al suo funerale senza sapere che persone come lui non muoiono mai, se non per la pelle! Già, Nanni Ricordi, colui che inventò la parola "cantautori": è poca roba se si pensa che lui ha fatto nascere il disco italiano, quello che s'assimila a quello americano, quello delle grandi vendite, dei contenuti e dei lanci pubblicitari. Ricordi, già Nanni Ricordi non il parente famoso e verdiano Giulio, quello delle edizioni famosissime (oramai distrutte dall'invadenza tedesca). Che scrivere, la musica, anche se non la praticava (ma il suo pedigreè-non curriculum. avrebbe gradito il temrine-lo faceva pianista e tante altre cose) era la sua forza di vita, d'amore, di passioni. Il tempo di sentire Gino Paoli, Enzo Janncci, Giorgio Gaber, Luigi Tenco e tanti tanti altri: in quel tempo decise il suo destino e il destino di tutti quei giovanissimi inventori di strofe con musica che non sapevano dove andare, strozzati dagli urlatori, dalle ugole d'oro e dagli emergenti scimpanzè del rock "de noaltri". Lui Nanni, lui Guido Crepax, fecero un presepe intellettuale, inventarono l'interesse verso l'intelletto. sfornarono successi, copertine, donne ammiccanti e tanta ironia, di quella di cui si è persa la memoria. E ora sorrideremo a risentire il fruscio dei 45 giri, a risentire quei dischi di incredibile follia de "L'ultima spiaggia". A Nanni Ricordi niente "ricordi" ma solo opere, musicali, s'intende.
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