Festa della Toscana in ricordo del Motuproprio del granduca Pietro Leopoldo per l'abrogazione della pena di morte e della tortura
Si celebra oggi la “Festa della Toscana”, istituita nel 2000 da una legge approvata dal Consiglio Regionale.
La ricorrenza è nata per ricordare l’evento storico del 30 Novembre del 1786, giorno in cui il Granducato di Toscana, con l’editto di Pietro Leopoldo, abolì la tortura e la pena di morte, divenendo il primo Stato al mondo ad aver realizzato tale conquista di civiltà, che ancora oggi manca in molti Paesi.
Si è tenuta per inaugurare l’evento una conferenza stampa a Palazzo Vecchio, indetta dal Presidente del Consiglio Comunale Eugenio Giani, alla quale hanno partecipato i Professori Cosimo Ceccuti e Giovanni Cipriani, l’Assessore alla Cultura Da Empoli e il Consigliere Comunale Susanna Agostini.
Il Presidente Giani, presentando la cerimonia, ha sottolineato che il Comune di Firenze è stato il primo nel 2000 a muoversi per il decreto e ad onorare tale ricorrenza, ponendo nel Cortile della Dogana di Palazzo Vecchio la commemorativa lapide in marmo che riporta lo storico avvenimento. Giani ha affermato che l’editto del Granduca è stato l’ultimo atto di un processo che era già in corso nella Toscana del ‘700, che si avviava sempre più, all’interno del clima illuminista, verso la costruzione di una società liberale. L’avvenimento di quel 30 Novembre, con l’eliminazione del patibolo al Bargello, fu infatti rappresentativo di una realtà che già da almeno dieci anni non vedeva più esecuzioni. Il Professor Cipriani ha poi parlato dell’altro importante avvenimento, di cui “fece tesoro Pietro Leopoldo”, e cioè la pubblicazione, nel 1764, dello scritto “Dei delitti e delle pene” di Cesare Beccaria, che avvenne a Livorno, città libera dall’inquisizione, e che andò a costituire “un’altro primato per la Toscana”.
Con la cerimonia quindi Firenze, insieme alla Regione, rivendica questo primato, che ha fatto emergere la Toscana nel mondo per la sua civiltà.
Irene Sonnati
irenesonnati at yahoo.it
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