Sui musei virtuali

Mercoledì 02 Febbraio 2011 14:02 Simone Rebora
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Farà certamente discutere il recente progetto di ‘virtualizzazione’ dei più celebri musei del mondo.

“Art project”, il nuovo servizio di Google che da pochi giorni compare sulla prima pagina del grande motore di ricerca, è solo un primo assaggio di un programma destinato a coprire l’intera cultura occidentale? Tornano alla mente le preoccupate riflessioni che (ormai più di settant’anni fa) Walter Benjamin suggeriva di fronte alle opere d’arte “nell’epoca della [loro] riproducibilità tecnica”. Il piacere estetico vissuto di fronte a un Raffaello “in gigaplex”, potrà mai eguagliare lo sguardo diretto sulla piccola tela della “Velata”? Benjamin diceva: assolutamente “No!”, e sottolineava anche i pericoli insiti in una simile equiparazione: la tecnologia moderna sembra invece voler fare di tutto per rendere possibile questo illusorio incontro, per rendere reale – nell’immagine, ma soprattutto nell’emozione – questa virtualità.

E quello che più disorienta, sono i possibili scenari che si propongono di fronte ai nostri occhi. Un mondo che si renda visibile (e vivibile) interamente sullo schermo del nostro computer, è un mondo che restringe virtualmente le sue distanze, è un mondo che (virtualmente) collassa su se stesso. E quando questi ragionamenti possono essere sviluppati non solo a partire da una teoria astrofisica sulle singolarità quantiche (buchi neri, o fanta-bubbole) ma anche dal semplice piacere di fronte a un’opera d’arte, sorge il dubbio se la vertiginosa crescita tecnologica del nostro mondo contemporaneo rappresenti veramente quel “grande passo avanti per l’umanità” di cui qualcuno parlava.

[cfr. Notizia ANSA]

Simone Rebora

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Ultimo aggiornamento ( Domenica 06 Marzo 2011 11:12 )