Campeggia una slide che mette insieme un florilegio di alcuni tra i più triti luoghi comuni negazionisti (alcuni sinceramente divertenti, se non fossero preoccupanti): «All’epoca dei Romani faceva sicuramente più caldo di oggi, non hai visto com’erano vestiti?» oppure «Visto? Diluvia negli Emirati Arabi, altro che desertificazione!» nella serata del Caffè Scienza in cui si presenta il libro di Giulio Betti Ha sempre fatto caldo! perché questo è chiaramente uno dei punti d’approccio che l’autore individua per entrare in argomento.
Detto in altro modo: bisogna affrontare la crisi climatica con approccio scientifico e non con battute, approssimazioni, false notizie inventate e alimentate dalla paura, quando non dagli interessi economici delle multinazionali dei combustibili fossili.

Molte sono le anomalie nel sistema climatico ma si può cominciare da anidride carbonica e dal suo interagire con la temperatura globale più alta.
La temperatura è aumentata di 1,6 gradi negli ultimi 150 anni e la crisi climatica sta lì a certificare tutta la nostra fragilità: non stiamo distruggendo il pianeta, che invece ci sopravviverà tranquillamente, stiamo distruggendo noi stessi portandoci dietro tante specie che finiranno con noi.
Uno degli argomenti utilizzati più spesso contro la transizione ecologica è che la “Panda dello zio” è irrilevante rispetto alle cause naturali dell’aumento dell’effetto serra, ma anche questo è falso: anche non si volesse demonizzare l’automobile del proverbiale zio (tema questo che alimenta le paturnie dei contrari allo “scudo verde”…), va detto che la CO2 antropica vale dalle 100 alle 200 volte più di quella immessa in atmosfera da tutti i vulcani attivi del globo. Una relazione che non ha quasi termine di paragone.
Il riscaldamento globale è un fenomeno che si auto-alimenta: più aumenta l’anidride carbonica in atmosfera più l’atmosfera si riscalda, più aumenta l’evaporazione degli oceani che a sua volta contribuisce al riscaldamento globale, visto che il vapor acqueo è un potentissimo gas serra, e come se non bastasse al contempo si riduce la capacità degli oceani stessi di assorbire la CO2, oceani che sono il principale regolatore di clima del pianeta.
Uno degli aspetti che rende difficile al comune cittadino padroneggiare tutti gli aspetti di un fenomeno così complesso sono le tante ripercussioni e collegamenti ad ogni livello, non solo scientifico. Perché tutti, non solo Trump, vogliono mettere le mani sulla Groenlandia e sull’Artico? A cosa serve questa furia conquistatrice d’altri tempi? Serve, come sempre, per subdoli e bassi scopi economici: con l’aumento delle temperature globali gli scienziati hanno previsto che entro metà degli anni ’30 ci saranno delle estati in cui i ghiacci si scioglieranno quasi completamente, aprendo rotte commerciali attraverso l’Artico, e rendendo possibile l’estrazione dai fondali artici di materiali rari e preziosi e combustibili fossili. Ancora una volta, la molla è quella estrattivista e non quella scientifica della gestione della crisi climatica.

Betti insiste molto anche sull’importanza delle buone pratiche di adattamento e mitigazione. Ripristinare gli ecosistemi come le foreste native o più semplicemente le torbiere, sistemi capaci di assorbire moltissima CO2, o ancora di lasciare lungo i fiumi la vegetazione autoctona. Ripiantare alberi giusti e curarli, smettere di disboscare le foreste tropicali che sono polmoni fondamentali per il processo di assorbimento di CO2.
Infine, se non fermiamo la fusione del permafrost rischiamo la vera catastrofe: dato che il permafrost sottomarino contiene milioni di tonnellate di clatrati di metano è facile capire come esso sia una vera e propria bomba climatica.
Betti conclude la sua conferenza affermando con forza la necessità di promuovere la transizione ecologica invece di demonizzarla, come ormai molti fanno. Ridurre i propri consumi energetici e auto-producendo l’energia da fonti rinnovabili fa risparmiare moltissimo anche i singoli e riducono le emissioni; le auto elettriche non solo riducono le emissioni ma migliorano la qualità dell’aria delle nostre città, rendendole più pulite e più sane. Tutte scelte che i governi dovrebbero incentivare, perché migliorano la qualità della vita dei cittadini e aiutano anche la comunità a combattere la crisi climatica, che è una delle più gravi minacce che si trova ad affrontare l’umanità in questo momento.
Il pubblico presente in sala e a distanza ha partecipato con grande interesse alla conferenza, ponendo molte domande al relatore, a conferma che le persone sono motivate al cambiamento e vorrebbero dare il proprio contributo, se le istituzioni lo facilitassero e se i negazionisti di ogni risma e specie (e... colore politico) se ne facessero una ragione.
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