Estati sempre più torride e raccolti in balia degli eventi estremi sfidano i coltivatori delle aree transfrontaliere. Di fronte alla certezza dell’incertezza climatica, si uniscono le forze e i dati con il progetto europeo AI- GRAPE, nato per innestare la digitalizzazione nella viticoltura
“Tutti si possono prendere in giro, tranne la natura”. Il suocero vignaiolo glielo ha sempre detto e Anita Mavrič non può dargli torto, soprattutto da quando anche lei si dedica a tempo pieno alla salute delle colline dove cresce l’uva della sua famiglia, nei pressi di Dobrovo v Brdih, paesino della Slovenia a pochi passi dal confine con l’Italia.
Metà “di là”, metà “di qua”, in totale hanno otto ettari tutti da osservare con attenzione, “per guardare come le piante reagiscono al clima e alle nostre azioni - spiega - non si possono fare sempre le stesse cose, in automatico: ogni volta bisogna capire come assicurarsi un buon raccolto”.
Ascoltare la terra per continuare a produrre
Senza schemi, quelli che la soffocavano quando lavorava in un ufficio di spedizioni lontano da vigne e famiglia, ora Mavrič gestisce entrambe assieme agli altri, puntando su prodotti naturali e tanto lavoro manuale. Non ricorda gravi malattie, “sono sempre le solite che ciclicamente si ripresentano”, ma il clima no, quello è cambiato.
Le alte temperature estive hanno spinto la vendemmia verso l’inverno, costringendoli a stare in casa durante i mesi caldi, ma permettendo di lavorare fino a tarda stagione. “La crisi climatica crea siccità, ma è un problema con cui abbiamo a che fare da sempre, e da sempre guardiamo la natura per capire cosa fare: la realtà non si può cambiare e ogni volta ci arrangiamo per produrre con meno acqua”.
L’approccio di Mavrič è conciliante come il panorama che osserva dalla sua finestra mentre racconta come, negli anni, l’azienda di famiglia si è strutturata per produrre e vendere il proprio vino.
Per non dipendere da nessuno, natura a parte, creandosi un giro di clienti tra Italia e Slovenia, sia di privati che di ristoratori, con l’aggiunta degli austriaci che contribuiscono sempre di più al bilancio.
E poi c’è l’associazione di Donne del Vino della Slovenia che le dà soddisfazione: creata per scherzo 10 anni fa con altre due colleghe, ora è diventata un circolo di oltre 200 appassionate, strutturato e attivo, e che dalla Slovenia sconfina verso l’Italia, con eventi, visite, iniziative e scambi.
l'articolo completo pubblicato da https://www.balcanicaucaso.org/aree/Slovenia/Italia-Slovenia-alleanza-tra-vigne-contro-la-crisi-climatica-235400
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