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Il futuro dell'ambiente e dell'energia in Europa

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Oggi si apre a Bruxelles la due giorni dell'ultimo Consiglio Europeo presieduto da Herman Van Rompuy prima dell'insediamento del neoeletto presidente Donald Tusk. Sul tavolo ci saranno finalmente le questioni ambientali ed energetiche del continente. Si legge infatti sul comunicato che la finalità principale del Consiglio europeo è di giungere ad un accordo in merito agli obiettivi della politica climatica ed energetica dell'UE per il 2030. Tale politica si concentrerà sugli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, sullo stato del sistema di scambio di quote di emissione, sull'efficienza energetica, sulle fonti energetiche rinnovabili e sulla sicurezza energetica.

In particolare il piano proposto dalla Commissione Europea prevede al 2030 la riduzione del 40% dei gas serra rispetto al 1990, energia rinnovabile al 27% del consumo e un obbiettivo sul risparmio energetico al 30% con la revisione della direttiva sull'efficienza energetica.

Dietro a quello che per un osservatore disinteressato può sembrare un buon risultato si nascondono due grandi problemi.

Il primo problema è politico. In un mondo sempre più competitivo sul tema della risorse energetiche e allo stesso tempo minacciato dai cambiamenti climatici l'e Europea dovrebbe avere un'unica voce ed un unico cervello politico, ovvero la Commissione Europea, eletta dal Parlamento Europeo, a sua volta espressione democratica del mezzo miliardi di abitanti del continente. I documenti su energia e ambiente sono invece sottoposti al vaglio dal Consiglio Europeo, presieduto dai capi di stato o di governo dei singoli paesi membri. Il risultato è che decisioni di fondamentale importanza per il bene comune europeo rischiano di venire bloccate o snaturate da una istituzione che fa gli interessi dei singoli stati o peggio ancora, come spesso succede spesso, fa gli interessi politici dei singoli presidenti e dei loro amici lobbisti.

Il secondo problema è tecnico. Gli obbiettivi proposti sono semplicemente ridicoli. Al 2030 l'Europa potrebbe essere completamente rivoluzionata con una seria politica per il risparmio energetico e l'indipendenza dall'estero grazie ad investimenti sicuri e senza introdurre nuove tasse. A dimostrarlo è uno studio dalla società di analisi Ecofys, che in passato ha lavorato proprio per la Commissione Europea, che spiega come gli obbiettivi che verranno proposti oggi come una grande sfida per il futuro verranno raggiunti semplicemente non facendo niente cioè lasciando che l'economia faccia il suo naturale corso senza interventi politici. Da ricordare che proprio in Italia stanno chiudendo o dovranno chiudere 11 centrali a fonti fossili e che quindi il futuro è già indirizzato verso una determinata direzione. La politica avrebbe come compito quella di governare e favorire questa evoluzione nel modo migliore per il bene comune invece di ostacolarla tra incompetenza e malafede.

Ieri Matteo Renzi ha relazionato sul consiglio nelle due camere con un discorso vago e generico. Il premier non è certo esperto di tematiche ambientali ed energetiche ma i suoi consiglieri appartengono chiaramente ad un dottrina liberista affetta da miopia, una brutta malattia che ti fa vedere i soldi spesi per gli incentivi alle rinnovabili ma non le centinaia di miliardi di euro di danni provocati dalle fossili ogni anno (dati Ecofys). E così oltre a nuove trivellazioni in Italia si sente parlare anche di progetti di approvvigionamento energetico in Africa. Ovviamente andrebbero conosciuti i dettagli di questo piano prima di giudicare, ma è normale che inquietanti perplessità affiorino immediatamente nei pensieri di un ambientalista.

E così nei due rami del parlamento va in scena una confusionaria serie di interventi sull'argomento. Tra chi difende gli interessi degli amici che gli hanno pagato il seggio in parlamento e chi si informa coi video su youtube sono in pochi quelli che sanno di cosa parlano e ancora meno quelli che dicono cose giuste ma che, per loro sfortuna (e in questo caso anche nostra), non contano nulla e non vengono nemmeno ascoltati.

Come sempre, la speranza che chi ci guida si accorga del pericolo imminente è ancora vana. Ci sono piccoli segnali, dei lievi fremiti nelle coscienza di chi governa, forse anche un piccolo germe di presa di coscienza, ma per ora siamo ancora troppo lontani dalla realizzazione che il precipizio è sempre più vicino e il tempo sta scadendo.

 

Cosimo Biliotti

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 23 Ottobre 2014 16:42 )  

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