Il 17 luglio 2013 è stato presentato da Legambiente a Roma il rapporto “Ecomafia 2013”, edito da “Edizioni Ambiente”.
Il documento è stato elaborato grazie agli interventi delle forze dell’ordine, della capitaneria di porto e delle varie polizie provinciali. L’obiettivo è stato quello di fornire una dettagliata mappa delle varie illegalità commesse sul territorio durante l’anno 2012.
Il termine “Ecomafia” sta ad indicare il circuito di attività illecite della criminalità organizzata come il traffico e lo smaltimento di rifiuti, l’abusivismo edilizio.
Le cifre riportate nel rapporto sono impressionanti. Si parla di 16,7 miliardi di fatturato, 34.120 reati accertati, 28.132 persone denunciate, 8.286 sequestri effettuati. Preoccupante è l’ aumento dei clan coinvolti nelle attività, si passa da 296 a 302 e anche il numero dei comuni sciolti per infiltrazione mafiosa, da 6 a 25.
Oltre ai numeri, va evidenziato un altro aspetto eclatante. Il business delle ecomafie rimane uno dei pochi, che in questa fase di forte recessione non è stato minimamente investito dalla crisi, anzi amplia costantemente le proprie frontiere. Legambiente ritiene che ciò sia dovuto al fatto che questo genere di attività convengono, sia dal punto di vista economico che legale.
Attualmente in Italia, la natura giuridica degli “eco-delitti” è paragonabile a quella delle multe. Si contrastano con mere contravvenzioni e questo non fa che alimentare il fenomeno.
Un esempio emblematico, è quello che riguarda il settore dell’edilizia. Nel quadro che vede un generale crollo nelle vendite delle abitazioni, si può evidenziare una caduta vertiginosa degli acquisti di abitazioni legali rispetto a quelle abusive. Ciò è dovuto innanzitutto al fatto che il costo delle strutture abusive risulti essere circa un terzo di quelle controllate. Un altro aspetto da non sottovalutare è che nel nostro paese il rischio di demolizione è molto basso.
Anche nell’ambito dello smaltimento dei rifiuti, vediamo che nel 2012 c’è stato un aumento dei materiali sequestrati rispetto al 2011. Tutto ciò va ovviamente a danno delle aziende che operano nella legalità.
Altro aspetto preoccupante è quello della “Zoomafia”, rete illegale di traffico degli animali, che ha diramazioni in tutto il mondo.
Questi sono solo alcuni dei settori grazie ai quali la criminalità organizzata sta danneggiando l’economia e la salute del nostro paese.
Geograficamente, le regioni maggiormente affette sono la Sicilia, la Campania, la Puglia e la Calabria. Prima regione settentrionale è la Liguria. Un aumento delle percentuali dei reati ambientali è stato registrato anche nel Lazio, in Toscana, in Veneto e in Umbria.
Una delle priorità è sicuramente quella di riformare e introdurre sanzioni più severe in grado di contrastare questa economia parallela che danneggia lo Stato. Durante la presentazione del Rapporto, Enrico Fontana, curatore del dossier, afferma che : “E’ stato istituito un nuovo gruppo di lavoro presso il ministero dell’Ambiente per riordinare le sanzioni in materia ambientale e questo è un buon segnale.”
Si verifica così l’ennesimo paradosso dell’Italia autolesionista. Le immense possibilità di utilizzare al meglio le sue risorse, essendo una cassaforte di meraviglie naturali e culturali e la tendenza ad essere uno dei terreni nei quali si radicano indisturbate attività criminali che la danneggiano.
Agnese Giacobbe
http://www.agoravox.it/Legambiente-presenta-il-rapporto.html
http://www.repubblica.it/ambiente/2013/06/16/news/legambiente_il_rapporto_ecomafia_2013-61233058/
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