Tato Russo reinventa per la scena un romanzo breve di Dostoevskij, Il paese degli idioti, attualissima parabola sul potere, alla Pergola dal 9 al 14 febbraio.
Attore, autore, impresario, poeta: è Tato Russo, eclettico artista napoletano che del teatro ha attraversato ogni genere, dai grandi classici, ai testi originali, dal musical fino alle riscritture e riscoperte di testi, celebri e non, portati alla ribalta con rinnovati sensi e inedite letture. In questa stagione teatrale ritorna a leggere di Dostoevskij il romanzo 'umoristico' Il villaggio di Stepancikovo e i suoi abitanti del 1859, dove si svela la comicità di un mondo costellato di intellettuali inconcludenti, prepotenti, ipocriti, parassiti della società aristocratico-borghese della provincia russa, non così distanti da alcune espressioni della società contemporanea.
Nella sua libera 'reinvenzione' teatrale Tato Russo ha concentrato la tensione drammaturgica sull’analisi grottesca di un mondo compresso e inibito, succube di un mediocre intellettuale saccente e arrogante, che però, come ispirato da Dio, sa usare toni da demiurgo dell’anima, in grado di dominare l’ignoranza e l’idiozia di un piccolo mondo di provincia. Uno spettacolo di una potente e sconcertante attualità, divertente e inquietante, dalla comicità stralunata e grottesca, ma anche un’occasione per far conoscere un piccolo capolavoro poco noto di Dostoevskij, ripensato attraverso la grande tradizione umoristica del teatro napoletano e la grande stagione del teatro russo.
Il dispotico Foma Fomic, questo il nome del personaggio interpretato dallo stesso Tato Russo, tiene sotto scacco gli abitanti del paese (Il paese degli idioti, appunto) con la sua severità e la sua arroganza non per affermare dei valori, ma solo per affermare se stesso, castrando ogni possibilità di dissenso e creando piuttosto un'atmosfera di falso moralismo pesante e cupa. Quasi una parabola sul potere e sulle sue tecniche di comunicazione in cui l’arte di influenzare e affascinare gli sciocchi e gli sprovveduti è necessaria per potere perpetuare il proprio dominio.
"Foma Fomic, ovvero la dittatura delle coscienze – continua Tato Russo - del pre-giudizio, dal quale un uomo veramente libero non sa sottrarsi, sia esso di sinistra, di destra o di centro. C'è sempre qualcuno che intende formarci a modo suo, qualcuno al quale non riusciamo a dir di no, per mancanza di coscienza, non collettiva che quella è ancor più facile da indirizzare, ma individuale, che è poi la vera unica rivoluzione possibile. Tutte queste possibilità di raccontare la nostra contemporaneissima storia avevo individuato in quel piccolo capolavoro di racconto di un mago della narrativa come Dostoevskij."

Tato Russo e Luigi Cesarano
Tato Russo e il regista Alvaro Piccardi hanno pensato di collocare l’opera in un paesino del Sud Italia mantenendo però i nomi dei personaggi dell'originale russo e lasciando all'ambiente contadino il carattere e la parlata di tanti meridionali. Ne è venuto fuori un divertente pastichecollocato nella struttura tradizionale della commedia in tre atti.
"Mi sembra un intuizione forte – commenta Alvaro Piccardi - sia perché corrisponde alle esigenze narrative del racconto, sia perché permette di dare al racconto stesso, ritmi e risvolti di precisa teatralità, ricca di risonanze e di echi stilistici. Viene esaltato così il piccolo mondo di provincia gretto e meschino, preoccupato di far vivere interessi, invidia, pettegolezzi e gelosie. È il mondo profondo della provincia russa, luogo dell'immobilità, di statuti fissati inamovibili e del conflitto tra questi statuti e la pulsione forte dei sentimenti. L'amore appare infatti confinato a trattativa, e come in tutte le commedie di intreccio che si rispettino destinato a creare equivoci, battaglie, lacrime, svelamenti e qualche volta, come in questo caso, un lieto fine imprevisto. Su questo mondo si delinea la figura inquietante del protagonista. È il carattere di un Tartufo moderno, un ipocrita che dietro alla retorica di discorsi moralistici nasconde in realtà la sua voglia di sopraffazione delle persone che lo circondano. E in più, dentro al suo animo, prende corpo la scoperta della capacità di poter esercitare un potere sugli altri e meglio ancora di verificare i meccanismi con cui esercitare concretamente questo potere, attraverso l'effetto intimidatorio della cultura."
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