newsletter n. 376, anno 4°, gennaio 2009
* WEB: la minaccia che viene dall'ovest *
26.01.10 - Il guru della cybersicurezza Bruce Schneier è intervenuto in un
articolo per la CNN sulla vicenda Google-Cina attaccando i sistemi di
sorveglianza adottati in primis dagli Stati Uniti: che avrebbero le maggiori
responsabilità nella vicenda, avendo aperto lo spiraglio utilizzato dai
cracker cinesi. Mentre il Governo asiatico dichiara di non aver avuto nessun
ruolo nel cyberattacco subito da Mountain View ("accuse senza nessun
fondamento", ha dichiarato un portavoce del Ministero dell'Informazione
Tecnologica) e respinge nuovamente le accuse di Washington, tacciata a sua
volta di avere "doppi standard" in materia di libertà su Internet, Schneier
accusa invece le politiche del proprio Governo: per acconsentire ai mandati
di perquisizione richiesti dalle autorità degli Stati Uniti, Google avrebbe
creato un accesso backdoor agli account Gmail. La porta così aperta sarebbe
poi stata sfruttata dai cracker cinesi per ottenere l'accesso agli account
minacciati. L'allarme, dunque, non verrebbe dalla Cina - dice Schneier - da
cui è prevedibile attendersi cyberattacchi di un certo grado di
sofisticatezza e un alto livello di controllo. Il problema è invece delle
nazioni occidentali, che per vie secondarie attentano alla privacy e al
controllo di Internet. L'esempio è quello delle leggi del Governo USA a
favore delle intercettazioni: pressioni sulle compagnie telefoniche affinché
facilitino l'FBI, dice Schneier. In particolare dopo l'11 settembre l'NSA
avrebbe costruito una struttura di sorveglianza sulle chiamate e sulle email
teoricamente destinata solo alle comunicazioni internazionali, ma nella
pratica usata differentemente. E che finisce per aprire la strada anche ad
altre orecchie o ad abusi da parte del Governo stesso. E l'esperto di
sicurezza nel suo articolo arriva ad affermare che allo stesso modo
starebbero agendo le autorità sulla Rete: utilizzando una minaccia o un
sospetto terroristico, pedopornografico o di altro reato per spiare privati
cittadini anche in mancanza di prove. E non solo Google avrebbe creato
questa backdoor a disposizione delle autorità: Ericsson, Siemens e Nokia
avrebbero fatto altrettanto sui loro apparecchi per permettere ai governi
che l'avessero chiesto di registrare alcune chiamate. La minaccia, insomma,
viene principalmente dall'ovest. (fonte: Punto Informatico)*
IRAN: 43 giornalisti attualmente in carcere, anche madre e figlio *
26.01.10 - Sono 43 i giornalisti attualmente in carcere in Iran dopo essere
stati arrestati in seguito alle proteste antigovernative degli ultimi sette
mesi. Lo rende noto oggi il sito Kaleme, del leader dell'opposizione Mir
Hossein Mussavi. L'ultimo arresto di cui si è avuta notizia à quello di Lili
Faratpur, prelevata dalla sua abitazione mercoledì dopo che si era recata
presso la Corte rivoluzionaria di Teheran per chiedere notizie del figlio,
Behrang Tonekabani, anch'egli un giornalista arrestato. Tonekabani,
caporedattore della rivista di arte 'Farhang va Ahang', è in carcere dal 5
gennaio scorso. Kaleme scrive che la madre è sofferente di cuore e aveva
dovuto essere ricoverata brevemente in ospedale dopo l'arresto del figlio.
(fonte: ANSA)
*VENEZUELA: a tv via cavo anti-Chavez ordinato lo stop*
25.01.10 - Il governo venezuelano ha ordinato alle reti via cavo di
interrompere la diffusione di una stazione tv d'opposizione che il
presidente Hugo Chavez aveva già costretto, tra le critiche internazionali,
a smettere di trasmettere in chiaro nel 2007. I leader dell'opposizione
accusano Chavez di cercare di prendere il controllo dei media privati per
impedire la diffusione di notizie sul crescente scontento dell'opinione
pubblica. I sostenitori di Chavez sono invece favorevoli ai provvedimenti,
giustificandoli con gli eccessi dei media, tra cui il sostegno al fallito
golpe del 2002. Ieri il ministro dei Lavori Pubblici Diosdado Cabello ha
detto che la programmazione delle reti via cavo può riguardare solo stazioni
che rispettano la legge venezuelana sulle trasmissioni. Il governo ha
comunicato venerdì scorso alla stazione tv d'opposizione Rctv che la sua
programmazione viola la legge. "Questi gentiluomini che fanno affari
fornendo tv via cavo... devono rispettare la legge", ha detto il ministro
ieri in una conferenza stampa. "Non possono avere nella loro programmazione
alcun canale che non rispetti questa legge". Il provvedimento sulle
trasmissioni sostenuto da Chavez limita i contenuti per adulti e i
linguaggio scurrile in certi orari e impone alle catene di trasmettere i
discorsi di Chavez, che talvolta durano ore. Nel 2007 Chavez negò a Rctv il
rinnovo della licenza di trasmissione, accusando il canale tv di aver
partecipato al tentato colpo di Stato contro di lui. La decisione fu
criticata dalle associazioni internazionali per la libertà di stampa e dal
governo Usa, che accusarono Chavez di cercare di limitare la libertà di
parola. Rctv creò allora una stazione tv via cavo "internazionale" con sede
a Miami, negli Usa, per evitare le limitazioni. Ma il governo di Caracas ha
stabilito che l'emittente è ancora soggetta alle restrizione perché la
maggior parte dei suoi contenuti sono prodotti in Venezuela. (fonte:
Reuters)
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