Questa domenica 10 Gennaio 2010 ci sarà un'apertura straordinaria dalle ore 17 della mostra collettiva Getting Nowhere a cura di Lorenzo Bruni presso la
Galleria Gentili a Prato. La mostra, che ruota attorno alla questione della rappresentazione dello spazio fisico e alla possibilità di esperirlo in tempo reale,
sarà visibile alla presenza del curatore Lorenzo Bruni e di Paolo Parisi che è uno dei sei artisti di fama internazionale che hanno ideato le opere
appositamente per lo spazio e per il tema. Galleria Gentili, via del carmine n.11, 59100, PRATO - http://www.galleriagentili.it/
Inaugurazione sabato 14 Novembre 2009, 18:00
Il 14 novembre alle ore 18,00 la Galleria Gentili di Prato inaugura la
mostra collettiva a cura di Lorenzo Bruni dal titolo "Getting nowhere "
voglio essere proprio qui? ( fino al 16 gennaio 2010).
Il progetto, ideato da Lorenzo Bruni, presenta installazioni di grandi
dimensioni e opere pensate appositamente per lo spazio. Per "Getting nowhere",
Martin Boyce, Jose Dávila, Loris Grèaud, Alexis Harding, Sergej
Jensen e Paolo Parisi, artisti internazionali, molti presentati in Italia per la prima
volta, indagano nuove ipotesi di praticare e pensare lo spazio fisico e
quello percepito come una dimensione allo stesso tempo personale e
collettiva, intima e pubblica, ponendo particolare attenzione alla
possibilità di rappresentare questa tensione; tentativo che paradossalmente
non è soddisfatto da tutti i mezzi di riproduzione e distribuzione di
immagini che abbiamo a disposizione oggi. Le opere degli artisti in mostra
stabiliscono nuovi parametri di orientamento nella galleria conducendo così
il visitatore ad una modalità di esperienza dello spazio differente da
quella utilizzata nella pratica del quotidiano. Inoltre questo approccio
porta il soggetto, che si confronta con quel "nuovo contesto spaziale?" a
ripensare a nuove ipotesi di progettazione dello spazio urbano in quanto
spazio sociale. Il progetto apre dunque una riflessione sul punto di vista,
sul "tempo della fruizione" e sulla sua manifestazione, mettendo in
evidenza non solo ciò che si vede ma il come e la necessità di condividerlo
con "gli altri diversi da sé".
Alcune delle opere in mostra, pensate appositamente per l'occasione, vanno
dalla grande silhouette attraversabile della parete in metallo di Martin
Boyce, ai monocromi che dialogano con le forme di particolari di mappe
geografiche di Paolo Parisi, dalle foto sgualcite di grandi grattacieli
salvate metaforicamente dalla spazzatura da Jose Dávila, alla griglia
modernista di Alexis Harding, la stessa sia dei piani urbani americani che
dei quadri astratto-geometrici, che scivola per troppa materia dalla tavola
di legno, e ancora dall'installazione sonora di Loris Gréaud che si rivela
strumento con cui minare la sicurezza dell?architettura stessa della
galleria, fino alla grande tela di Serghej Jensen con trama
astratto-geometrica che può essere percepita anche come un tappeto o
viceversa. Queste sono alcune tipologie di intervento, oltre ad ulteriori
progetti, disegni, sculture che puntano alla stimolazione della percezione
degli spettatori per una nuova reazione e misurazione di questi "luoghi"
(evocati e indicati). Lo spazio diviene reale, convalidato, solo quando
viene percorso e attraversato dal fruitore. In questo caso l?attenzione è
posta sulla presenza dello spettatore stesso per mezzo di questi spazi o
meglio ?presenze di spazialità?. Infatti, queste opere sono tutte accomunate
dal tentativo di eliminare il confine, o meglio rendere compresente, lo
spazio rappresentato e quello vissuto, lo spazio osservato e quello
percorso, per stabilire un nuovo equilibrio e dialogo tra la percezione
fisica e la progettazione mentale dello spazio sociale da parte del singolo
soggetto. Per fare questo gli artisti affrontano sia una riflessione sui
codici dell'architettura, nata come organizzazione dello spazio
esterno-interno, sia su quelli della pittura astratta, nata per evitare
l'illusione della rappresentazione di uno spazio "altro". Tutto ciò ci
introduce in una nuova riflessione non retorica sul modernismo poiché ne
affronta non le ideologie ad esso collegabili bensì gli strumenti e la loro attualità.
Tra le molte mostre internazionali a cui hanno partecipato questi artisti
ricordiamo per Martin Boyce (Glasgow, Scottish, 1967; vive e lavora a
Glasgow) la sua partecipazione all'ultima Biennale di Venezia nel padiglione
scozzese, per Jose Dávila (Guadalajara, México, 1974; vive e lavora a
Messico City) la mostra collettiva Megastructure reloaded a Berlino nel
2007, per Loris Greaud (Eaubonne, France 1979; vive e lavora a Parigi) la
sua personale al Palais de Tokio a Parigi nel 2008, per Alexis Harding
(London, 1973; vive e lavora a Londra) la mostra collettiva all'University
of the Arts a Londra nel 2008, per Sergej Jensen (Maglegaard, Denmark 1973;
vive e lavora a Berlino) la recente mostra al KW di Berlino; per Paolo
Parisi (Catania, 1965; vive e lavora a Firenze) la mostra personale al
Centro Pecci di Prato nel 2008/2009. Lorenzo Bruni, critico e curatore
indipendente, sta attualmente scrivendo per Silvana Editoriale il libro ?E?
tutta questione di spazio? che prende in esame le ricerche degli artisti che
hanno saputo offrire una soluzione inedita relativa agli scambi sempre
fruttuosi intervenuti fra arte e architettura tra gli anni Settanta ad oggi.
GETTING NOWHERE - VOGLIO ESSERE PROPRIO QUI <http://www.galleriagentili.it/>
[image: +] <http://www.galleriagentili.it/>
MARTIN BOYCE
<http://www.galleriagentili.it/>JOSE DAVILA
LORIS GREAUD
<http://www.galleriagentili.it/>ALEXIS HARDING
SERGEJ JENSEN
<http://www.galleriagentili.it/>PAOLO PARISI <http://www.galleriagentili.it/>
<http://www.galleriagentili.it/>a cura di Lorenzo Bruni
<http://www.galleriagentili.it/>
<http://www.galleriagentili.it/>14 Novembre 2009 - 16 Gennaio 2010
The project curated by Lorenzo Bruni, presents large-scale works and
projects designed specifically for Galleria Gentili's space. For this
exhibition *Martin Boyce, Jose Dàvila, Loris Gréaud, Alexis Harding, Sergej
Jensen* and *Paolo Parisi*, a group of international artists, some
exhibiting for the first time in Italy, investigate the possible connections
between real space and representational space in order to create a new
hypothesis concerning the role of organization in urban space. The artists
present a new paradigm, regarding the observation of space as public vs.
personal and physical vs. perceptual creating a new collective social space,
a space in which the tensions that they attempt to underline are
paradoxically impossible to recreate with current methods of image
distribution. Their works establish new parameters for orienting the
visitors to the gallery, thus creating an experience of the space that is
unique and distinct from the ways in which we approach space in our daily
life. This approach draws the viewer to speculate on a new organization and
use of urban space as social, collective space. The project reflects on the
idea of ?time as a fruition?, highlighting not only what we see but also the
need to share this with ?others different from ourselves.?
Some of the works created specifically for this exhibition include,* Martin
Boyce*'s metal wall silhouette, the monochromes that create a dialog with
the details of geographical maps of *Paolo Parisi*, the crumpled photos of
sky scrapers metaphorically ?saved? from the trash-bin by *Jose Dàvila*;
modernist grids that recall the urban maps of American landscapes, the
abstract geometrical landscapes by *Alexis Harding* that slide by the sheer
weight of the excess paint from the wooden canvas and onto the floor; *Loris
Gréaud*'s sound installation undermines the safety of the architecture of
the gallery, the abstract geometrical painting of *Serghej Jensen*, that can
be read as a tapestry or vice-versa, these are some of the works along with
additional projects, drawings, and sculptures, that make up the space of the
Galleria Gentili for Getting nowhere, works that stimulate the perception of
the viewer and illicit new reaction to and measure of the space. The space
becomes real and valid only after being experienced by the viewer.
Importance is placed on the viewer as not only a spectator but through their
presence, as a means to interpret the space. These works all attempt to
eliminate the boundary and allow for the coexistence of represented and
physical space establishing an equilibrium and dialogue between physical and
mental perception of social space by the visitor. They achieve this through
a reflection on architectural codes that use both internal and external
methods of spatial organization as well as through the codes of abstract
painting that negate the illusion of a represented ?other? space. Their
works introduce a new non-rhetorical reflection on modernism through a
discussion of the instruments of modernism as are currently relevant and not
its ideologies.
Some of the international exhibitions that these artists have participated
in include, Martin Boyce?s (Glasgow, Scotland 1967; lives and works in
Glasgow) participation at this year?s Venice Biennale in the Scottish
pavilion, Jose Dàvila?s (Guadalajara, Mexico, 1974; lives and works in
Mexico City) work in the collaborative exhibition Megastructure Reloaded in
Berlin in 2007, Loris Gréaud?s (Eaubonne, France 1979; lives and works in
Paris) solo exhibit at Palais the Tokio in Paris in 2008, Alexis Harding
(London, England 1973; lives and works in London) the group exhibition at
the University of the Arts in London in 2008, Sergej Jensen?s (Maglegaard,
Denmark 1973; lives and works in Berlin) solo exhibition at KW in Berlin;
Paolo Parisi?s (Catania, Italy 1965; lives and works in Florence) solo
exhibition at the Centro Pecci in Prato in 2008/2009. Lorenzo Bruni, is a
critic and independent curator. His current project for Silvana Editoriale
is the book entitled, ?E? tutta questione di spazio? (It?s all a Question of
Space); it examines the research by artists that have reflected on the
relationship between art and architecture from the 1970s to today.