'incostrituzionale'", sulla Stampa dl 26 ottobre 2009. Per leggere
l'articolo cliccare:
http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/09-10/091026/NSB6S.tif
== Diffondiamo altri nuovi messaggi sui test d'ingresso inviatici da
Giampaolo Cerri di Campus, Franco Quadrifoglio dell'Universita' di Udine e
Teresa Ciapparoni La Rocca dell'Universita' "La Sapienza" di Roma.
I messaggi continuano il confronto gia' avviato. Cliccare:
http://www.orizzontescuola.it/orizzonte/article24238.html
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da Giampaolo Cerri di Campus:
"Vi giro l'editoriale di Campus settembre sul tema.
Un'idea per il jackpot dei test
Crescono, gli iscritti ai test dei corsi a numero chiuso. Ovunque, si
segnalano incrementi dell’ordine del 10-15%. Si e' diffusa l’idea che un
titolo meno infl azionato sia piu' spendibile sul mercato del lavoro. Ma
non è di questo che vogliamo parlare. Il punto e' che quasi tutti gli
atenei, a eccezione di Ancona, Bolzano, Verona, Teramo e Trento, chiedono
allo studente il pagamento di un prezzo, che va dai 10 euro di Catania ai
100 di Luiss e Bocconi e 120 del San Raffaele.
Celebrando il boom dei preiscritti, nei giorni scorsi il Politecnico di
Milano aveva diramato una nota in cui si poteva leggere: «(...) un Jackpot
vincente per l’ateneo, che sara' però incassato dalle future matricole in
cerca di un posto di lavoro sicuro e soddisfacente».
E bingo l’ha fatto davvero il rettore Ballio, che con i 13 mila e passa
iscritti ai test, per 50 euro di tassa, mette in cassa 682 mila euro.
Gli atenei, calcolando una media di 42 euro per circa 350 mila «testati»
(stimando un + 10% sul 2008), incassano 14,7 milioni a fronte di costi
risibili (spesso i test vengono preparati internamente).
Perche', con queste risorse, non si organizzano corsi estivi di
preparazione, magari gestiti dagli studenti senior?
Giampaolo Cerri"
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da Franco Quadrifoglio dell'Universita' di Udine:
"Sono d'accordo con Cannarozzo: affrontare il problema dei test con
superficialita' e' stupido. Io lavoro in Facoltà di Medicina. Potete
pensare che sia possibile insegnare senza la selezione all'ingresso? In
quali aule? in quali corsie? con quanti professori? Per fare 40.000 medici
all'anno? Per
quale Sanita'? Chi li paga? E se si eliminano i test (come ha spesso
proposto la Conferenza dei Presidi di Medicina) che, per quanto
criticabili, danno almeno un risultato oggettivo, chi pensate che farebbe
le selezione? Quanti figli di medici sarebbero iscritti a scapito di altri?
Non riducete tutto alla spesa (50 euro a Udine)!
Franco Quadrifoglio"
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da Teresa Ciapparoni La Rocca dell'Universita' "La Sapienza" di Roma:
"Cari colleghi,
in effetti sono molto contraria al test d'ingresso perche' non sana la
situazione ne' riesce veramente a stimolare gli studenti medi a non essere
'mediocri'. L'unica vera possibilita' di dare un senso ad un ostacolo posto
all'accesso agli stludi universitari dovrebbe essere nel precedente
curriculum.
Anni addietro un'amica che vive in Irlanda mi disse che se uno studente
non aveva conseguito una certa media non poteva accedere a certe facolta'.
Quindi si potrebbe stabilire: chi non consegue almeno (facciamo il caso
delle materie umanistiche) 7 su 10 (ma esiste ancora questa valutazione?
onestamente non lo so) non puo' entrare de plano in facolta' umanistiche,
se non passando attraverso un esame di ammissione (facciamo il caso che la
sua commissione sia stata troppo severa). Ci eviteremmo i test per
stabilire che, nonostante li abbiano ritenuti maturi, non sanno l'italiano.
In tali condizioni non possono infatti approfondire quegli studi, fare
traduzioni etc. E le universita' potrebbero evitare l'enorme spreco di
energie per 'recuperarli'. Ma se non hanno potuto/voluto imparare nei
cinque anni di superiori, come possiamo recuperarli in qualche mese? Li
recuperassero prima, con sane bocciature quando necessarie, con adeguata
didattica come richiesto.
Teresa Ciapparoni La Rocca"
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