Al grido di << la scuola non si tocca, la difenderemo con la lotta! >> e << Tremonti e Gelmini non pagheremo noi la crisi>>, negli svariati atenei occupati dilaga la rabbia e cresce l'indignazione, ingredienti base di questa lotta contro il progetto del Governo di dismissione dell'Università pubblica e di ulteriore precarizzazione della ricerca.
Sul fronte opposto i responsabili di tale programma rispondono così alle lamentele giunte dal basso:“Non permetteremo che vengano occupate scuole e università.L'ordine deve essere avallato. Lo Stato deve fare il suo ruolo, garantendo il diritto degli allievi di entrare nelle classi e nelle aule. - afferma Silvio Berlusconi, durante la conferenza stampa con il Ministro dell’Istruzione, a Palazzo Chigi, sottolineando cosa intende quando annuncia che le forze dell'ordine impediranno le occupazioni studentesche- "Sulla scuola troppe cose divorziano con la realtà. - sostiene il premier- la sinistra è contro il decreto Gelmini, che, ribadisco, è un decreto e non la riforma dell’istruzione. L’opposizione tenta, infatti, di costruire una resistenza di piazza su un terreno circoscritto, perché come governo siamo inattaccabili su tutta una serie di provvedimenti.”
Nel contempo, Mariastella Gelmini invita ad abbassare i toni della protesta, attraverso le seguenti parole : “il Governo è, da sempre, aperto al confronto, che, in questo caso, ha come terreno di scontro la scuola e l’università in particolare”.Il blocco del normale tran-tran della vita accademica continuerà ovunque, utilizzando il metodo delle lezioni in piazza e l'attraversamento delle città con cortei improvvisati.
Lezioni all'aperto sono infatti previste nei giorni prossimi a Torino, Napoli, Palermo, Milano, Bologna,Firenze e in molti altri poli universitari.
Ma questa è solo la prima risposta di una mobilitazione che pare abbia ancora davanti a sé un lungo non stop.
Francesca Toccacielo
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