Le reliquie di Giovanna D'arco non sono altro che un clamoroso falso, è quanto hanno scoperto il medico legale Philippe Charlier e la sua equipe di studiosi europei. I risultati sono stati pubblicati dalla rivista scientifica Nature. I frammenti spacciati come appartenenti all'eroina di francia, bruciata sul rogo a Rouen nel 1431, in realtà appartengono ad una mummia databile al VI/III secolo a.C.
I resti consistenti in una costola umana, all'apparenza carbonizzata, un frammento di lino ed un femore di gatto, animale comunemente gettato nei roghi delle presunte streghe del medioevo, mischiati a pollini di pino, si sono rivelati non autentici grazie alle nuove tecniche di analisi effettuate come la spettrometria di massa, la microscopia elettronica e l'analisi specifica dei pollini.
L'analisi microscopica e chimica dei frammenti ha mostrato che i tessuti analizzati non erano stati bruciati, ma erano ricoperti da materiali come bitume e resine. la datazione al carbonio 14 ha permesso di datare la mummia fra il VI e III secolo a.C. Per quanto riguarda i pollini di pino presenti sul frammento di lino, questa specie non esisteva nel nord ovest della Normandia ai tempi della morte di Giovanna D'arco, mentre il suo polline era comunemente usato per l'imbalsamazione delle mummie.
Charlier ha spiegato come nei tempi antichi frammenti di mummia fossero molto usati come rimedi farmaceutici, da qui la possibilità di esser finiti, per caso, tra le reliquie della santa.
La Chiesa sebbene abbia canonizzato l'eroina francese nel 1920, è sempre stata prudente sull'autenticità delle reliquie.
Nicoletta Consumi - DEApress
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