IL "TERZO MONDO" DI NEW YORK

Martedì 27 Ottobre 2009 00:07 Francesca Toccacielo
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Sta prendendo campo, in varie parti del mondo, una forma di turismo-voyeurismo piuttosto curiosa e per certi versi preoccupante: il tour guidato nei quartieri poveri delle principali metropoli. Il dubbio che ci si pone è se siano iniziative di utilità sociale, volte a far conoscere le vere condizioni di vita dei più sfortunati, o se, invece, si tratti soltanto di insana curiosità.Sulla scia di questa corrente, nasce a New York, fra la carità religiosa e l'assistenzialismo pubblico, un'iniziativa nuova contro la povertà, la cosiddetta “pay for virtue”, una sorta di paghetta comunale per i buoni cittadini; una piccola ‘ liana di sicurezza’ tessuta non secondo i bisogni –come Carl Marx avrebbe voluto-, ma costruita su base meritocratica. I requisiti per poter accedere a tale somma, quindi, sono soltanto due : povertà e buona condotta. Pare che il prototipo della “Pay for Virtue” si possa far risalire al New Deal Roosveltiano, della New York di quasi un secolo fa. I ‘comandamenti’ di tale esperimento sociale di sostegno pubblico ricoprono svariati settori istituzionali. Gli ambiti maggiormente toccati sono :

In termini di cifre non si parla di fortune, ma di semplici incentivi, che, alla fine dell'anno, possono anche raggiungere i 4 mila dollari, un’ importante somma per quel milione e mezzo di abitanti che ha una soglia di reddito anno inferiore agli 11 mila dollari.L'idea di trasformare l'evangelico precetto del "vestire gli ignudi", attraverso assegni di povertà e finanziamenti indiretti, non è venuta per prima al sindaco di New York, Michael Bloomberg. Il programma assistenzialista parte dal sud dal Messico e da altre nazioni dell’America Centrale e Latina, dove gli assegni di povertà sono in funzione da anni e con discreti successi : si registra un aumento di circa l’8% della frequenza scolastica e il 2% dei vaccini infantili, corrispondenti a centinaia di vite in più salvate.Poiché il circolo vizioso della povertà è sostanzialmente identico ovunque, i metodi per tentare di invertire gli ingranaggi possono essere importati e copiati.Non poteva essere che un sindaco decisamente fuori schema come il miliardario Michael Bloomberg, uno degli americani più ricchi del nuovo Continente - grazie al suo canale satellitare di informazione finanziaria per Wall Street rigorosamemente apolitico- ad adottare “La Virtue Value”, infischiandosene altamente sia del fondamentalismo "bushista", sia della correttezza ideologica dei liberali.Democratico, divenuto repubblicano sui generis, Bloomberg riesce a scaldare il cuore anche agli elettori progressisti, muovendosi dalla crescente iniquità di ricchezza che si sta spalancando fra gli “have” e “have not”, tra chi ha e chi non ha."Questo squilibrio ormai enorme non è soltanto moralmente scorretto, è socialmente pericoloso."- ha detto – “Dunque, è urgente una redistribuzione di reddito, ma escludendo aumenti di pressione fiscale, che nei cinque borghi di New York City  si sono posti in cima alle tasse nazionali. Bloomberg non poteva, quindi, non esser ribattezzato "Robin Hood"; ‘il paladino dei poveri’ conta tra i suoi benefattori star dello spettacolo, come Gwyneth Paltrow, i Rolling Stones, i Who, signori del cinema come Harvey Weinstein ex della Miramax e il presidente della finanziaria Goldman Sachs.Ma il sindaco della Grande Mela, con quasi un miliardo di dollari da distribuire ai meritevoli secondo criteri oggettivi - presenza a scuola, pagelle, certificati medici, rapporti di insegnanti e di commissariati di quartiere - non pretende di colmare paternalisticamente il grande canyon fra ricchi e poveri, ma di aiutare a capire che nella vita è fondamentale dipendere da se stessi e dalle proprie scelte, anzichè dalla fortuna o dalla provvidenza statale.

Francesca Toccacielo

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