Ieri pomeriggio, il Tribunale Supremo Spagnolo, riesaminando il caso di Iñaki de Juana, ha deciso di ridurre la sua pena da 12 anni e mezzo a tre. Batasuna, commentando la sentenza attraverso le parole del suo portavoce Joseba Alvarez, ha dichiarato che, dopo questa sentenza, non esiste alcun motivo per continuare a tenere in carcere il prigioniero, arrivato ormai quasi al 100° giorno di sciopero della fame.
De Juana ha ormai già scontanto 2 anni di reclusione e quindi dovrebbe passare ancora un anno in stato di detenzione, anche se non si esclude che dopo l'intervista rilasciata al quotidiano londinese Times e le accuse lanciate da Batasuna al governo di Madrid rispetto al pericolo che sta correndo la salute di de Juana, l'Audiencia Nacional, cui spetta ora l'ultima decisione trattandosi di una condanna definitiva, possa prendere provvedimenti umanitari. La morte del denuto potrebbe creare non poco imbarazzo al governo Zapatero.
La sua liberazione sarebbe un segnale di distensione verso la sinistra indipendentista basca: Iñaki de Juana ormai è divenuto il simbolo della lotta pro-amnistia che i militanti baschi portano avanti chiedendo la liberazione degli oltre 700 prigionieri politici dispersi nelle carceri spagnole.
De Juana ha ormai già scontanto 2 anni di reclusione e quindi dovrebbe passare ancora un anno in stato di detenzione, anche se non si esclude che dopo l'intervista rilasciata al quotidiano londinese Times e le accuse lanciate da Batasuna al governo di Madrid rispetto al pericolo che sta correndo la salute di de Juana, l'Audiencia Nacional, cui spetta ora l'ultima decisione trattandosi di una condanna definitiva, possa prendere provvedimenti umanitari. La morte del denuto potrebbe creare non poco imbarazzo al governo Zapatero.
La sua liberazione sarebbe un segnale di distensione verso la sinistra indipendentista basca: Iñaki de Juana ormai è divenuto il simbolo della lotta pro-amnistia che i militanti baschi portano avanti chiedendo la liberazione degli oltre 700 prigionieri politici dispersi nelle carceri spagnole.
Davide Pinelli - DEApress
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