Mentre il mondo occidentale è completamente concentrato a stanare Gheddafi e a spartirsi le macerie del Paese, si espande l’onda rivoluzionaria nel Mediterraneo, che sta interessando da qualche giorno anche la Siria. La Siria è governata da 70 anni dalla famiglia Assad, che ha sempre represso duramente ogni minimo tentativo di protesta della popolazione. Il popolo siriano si trova in una condizione di miseria, in cui i tassi di disoccupazione sono elevatissimi come peraltro il costo della vita, a causa della direzione liberista che ha preso il paese. I manifestanti hanno occupato le piazze della città di Deraa, hanno abbattuto la statua di quello che loro non riconoscono più come il loro presidente. Aspra la risposta del governo, che ha dato l’ordine alle forze di sicurezza di reprimere con la forza queste manifestazioni, portando il bilancio delle vittime a un centinaio, anche se i numeri forniti dal regime sono ben più modesti. Complice anche la televisione nazionale, che distorce cause ed effetti delle proteste e della repressione, svolgendo una funzione propagandista. Intanto si sarebbero perse le tracce di Khaled Elekhwtyar, noto giornalista e blogger. Un hacker si sarebbe impossessato della sua pagina facebook a fini propagandistici in favore del governo Assad.
Per cercare di placare la protesta il presidente Assad ha promesso riforme, come già aveva fatto nel 2000 dopo la morte del padre, per rispondere alle richieste dei manifestanti. Infatti ieri un suo consigliere ha fatto sapere che il presidente è disposto a lavorare per una nuova legge sui partiti, sulla libertà di stampa, per una migliore condizione dei lavoratori, giovani e non, e per un’adeguata legge sulla giustizia. E’ il problema economico che porta il popolo in piazza, appoggiato anche dal leader dei Fratelli Musulmani, che ha annunciato la fine della tregua politica per inserirsi nelle fila dell’opposizione.
Fonte: Il Manifesto; Globalvoicesonline.org
Paola Cama, DEApress
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