Fabbrica Europa 11 Maggio

Lunedì 10 Maggio 2010 09:53
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FABBRICA EUROPA 2010 - XVII edizione _ Europa Mediterraneo Oriente
Firenze, Stazione Leopolda e altri spazi _ 6 - 25 maggio 2010

Martedì 11 maggio - Fabbrica Europa 2010
Una prima assoluta e una prima nazionale per questa serata di festival che spazia dal teatro alla musica ebraica alla musica sciamanica.

11/5 ore 18, Stazione Leopolda – ingresso libero – INCONTRO
Gong e Sciamani: ITZHAK BEERY e IPUPIARA MAKUNAIMAN; MARCELLO CALASSO, ALESSANDRA CAPELLI

11/5 dalle ore 19 (fino al 25/5), Stazione Leopolda (Piazzale Esterno) – ingresso libero – INSTALLAZIONE
MASSIMO BARZAGLI: Action Figures. Monumental Sculptures

11/5 dalle ore 19, prima e dopo gli spettacoli (fino al 25/5), Stazione Leopolda – ingresso libero – INSTALLAZIONE
MARIO MERZ: La spirale appare (1990)

11/5 ore 19 (fino al 15/5 h 19), Istituto Francese – ingresso 12/10 euro (prenotazione obbligatoria) – TEATRO
CÉSAR BRIE: Albero senza ombra – prima assoluta

11/5 ore 21 (12/5 h 23, 13/5 h 19 e 23), Teatro Studio di Scandicci – ingresso 12/10 euro – TEATRO
COMPAGNIA KRYPTON: Il ponte di pietra – prima nazionale

11/5 ore 22, Stazione Leopolda – ingresso 12/10 euro – MUSICA
Giving Voice, VICTORIA HANNA

DESCRIZIONE DEGLI EVENTI

La Leopolda ospita Gong e sciamani: una performance estatica che introduce alla musica come tramite per un viaggio nelle realtà superiori della coscienza (martedì 11 maggio alle ore 18 – ingresso libero).

Nel piazzale esterno della Leopolda per tutta la durata del festival è visibile Action Figures. Monumental Sculptures, progetto installativo di Massimo Barzagli (6-25 maggio dalle ore 19 – ingresso libero).

La Leopolda accoglie La spirale appare, un'opera totale di Mario Merz creata con ferro, fascine di legno, vetro, neon e giornali e incentrata sulla relazione tra arte, matematica e cosmologia (6-25 maggio dalle ore 19, prima e dopo gli spettacoli – ingresso libero).

Albero senza ombra è la creazione, in prima assoluta, di César Brie. Nella giungla boliviana, l'11 settembre 2008 c'è stato un massacro di contadini che andavano a una riunione sindacale: 11 morti ufficiali, decine di scomparsi di cui non si conoscono né nomi né provenienza. L'attore e regista argentino ha indagato sui fatti, viaggiando nella giungla, intervistando vittime e carnefici, analizzando informazioni poliziesche, giudiziarie e mediche (Istituto Francese, 11-15 maggio alle ore 19 – ingresso 12/10 euro – prenotazione obbligatoria).

La sperimentazione e l'utilizzo di sistemi di illuminotecnica è al centro del lavoro della Compagnia Krypton che propone Il ponte di pietra, regia di Giancarlo Cauteruccio, testo del canadese Daniel Danis. Krypton fonda la sua poetica sull'esplorazione delle tecnologie e della loro applicazione sulla scena e nelle arti con un'attitudine interdisciplinare che si rivolge al teatro come all'architettura e alle arti visive. L'uso della luce, la sua capacità di creare architetture e modificare lo spazio, si delinea come una possibilità, in divenire, di intervento sul mondo sensibile (Teatro Studio di Scandicci, martedì 11 maggio alle ore 21, mercoledì 12 maggio alle ore 23, giovedì 13 maggio alle ore 19 e alle ore 23 – ingresso 12/10 euro – prima nazionale).

Giving voice, in collaborazione con il Centre for Performance Research di Aberystwyth (UK), è un percorso di performance, workshop e work session. L'israeliana Victoria Hanna, dal particolarissimo timbro e dallo straordinario registro vocale, compone rifacendosi agli antichi testi sacri dell'ebraismo ed esplorandone la natura mistica in relazione alla simbologia legata agli aspetti trascendentali della voce, del testo e della percezione spaziale (Stazione Leopolda, 11 maggio alle ore 22 – ingresso 12/10 euro).

 11 maggio ore 18, Stazione Leopolda
ITZHAK BEERY e IPUPIARA MAKUNAIMAN: GONG E SCIAMANI
Intervengono: Marcello Calasso, operatore e ricercatore in scienze della Bioenergetica, studioso di suoni olistici, modulatore di Gong, campane di bronzo e di cristallo. Itzhak Beery, artista visuale, cofondatore del New York Shamanic Circe, sciamano e guaritore iniziato da nativi del Brasile, Ecuador, Perù e Nord America alle metodiche di trasformazione della coscienza. Ipupiara Makunaiman, indigeno nativo della tribù degli Ure-reu-wau-wau, sciamano prescelto dalla tradizione della famiglia e del clan, profondo conoscitore dell'impiego delle percussioni e delle erbe maestre, e antropologo di fama internazionale. Alessandra Capelli, coordinatrice del progetto "Gong e Sciamani", dottore in filosofia, antropologa, operatrice di metodiche solistiche.

Una performance estatica che introduce alla musica come tramite per un viaggio nelle realtà superiori della coscienza. Il suono viene impiegato come parte integrante della ritualità mistica. A seguire una breve lezione interattiva sul mistero della musica e del suono creativo, stargate verso le realtà spirituali. Presentano il tema gli sciamani Itzhak Beery e Ipupiara Makunaiman. Nel finale dell'incontro verrà eseguito un commento musicale con campane tibetane e soffi di conchiglie.

Siediti! Il mago dei gong tocca frusciando i metalli alchemici del suo strumento, ed il contatto è immediato. Ti trovi attonito e vibrante a sentire deflagrare dentro di te il suono della Creazione. Dio parla alle tue cellule, e l'emozione di questo dialogo immediato trasforma la percezione del suono in una partecipazione che unisce la parte invisibile del cosmo al tuo corpo e alla tua esperienza reale. Sei tu stesso musica e vibrazione, e cassa di risonanza. Ti trasformi. (Alessandra Capelli)

- ingresso libero

 11-15 maggio ore 19, Istituto Francese

CÉSAR BRIE: ALBERO SENZA OMBRA

Prima Assoluta

di e con: César Brie - musiche: Pablo Brie e Manuel Estrada
scene e costumi: Giancarlo Gentilucci e César Brie
produzione: Fondazione Pontedera Teatro

(...)
eccoli con il mento sul petto,
con le spalle contro lo schienale,
con la bocca sopra un pezzetto

di pane unto, masticando male,
miseri e scuri come cani
su un boccone rubato: e gli sale

se ne guardi gli occhi, le mani,
sugli zigomi un pietoso rossore,
in cui nemica gli si scopre l'anima.

(...)
Tu ti perdi nel paradiso interiore,
e anche la tua pietà gli è nemica.

Pier Paolo Pasolini
da La terra di lavoro, 1956 (da Le ceneri di Gramsci)

L'11 settembre 2008 nel Pando, regione della giungla boliviana, si è consumato un massacro di contadini. A fine giornata i morti accertati erano 11, centinaia i feriti da armi da fuoco e decine le persone scomparse (tra cui diverse donne e bambini), alle quali nessuno, finora, ha restituito un nome, un volto, una storia.
Per testimoniare quel tragico momento della storia della Bolivia ho realizzato un documentario, la cui lavorazione è durata un anno e mezzo, e sto preparando un libro che ne ricostruisce l'accaduto.
In questo lavoro teatrale non cerco di fare "controinformazione", ma mi occupo d'altro, di qualcosa che forse è racchiuso nei versi di Pier Paolo Pasolini citati in apertura.
Qui, in questa parte del mondo, a chi importa dei contadini boliviani?
Ma questa mia "pietà che è loro nemica", e che ai più risulta indifferente, è il legame che mi unisce a una terra in cui ho vissuto per vent'anni, e da cui forse mi sto congedando.
Dietro il "pietoso rossore in cui nemica gli si scopre l'anima" c'è l'umanità che mi obbliga sempre a guardare le macerie delle guerre combattute altrove, che chiede conto delle private macerie nascoste fra quattro mura, e mi accomuna ai derelitti, ai quali sento ogni giorno di più di appartenere.
Mi appartiene il dolore degli altri quanto il mio dolore non appartiene a nessuno.
Da questa coscienza di assoluta inutilità nasce Albero senza ombra, che indaga sogni, solitudini, storie ricostruite e reinventate di esseri umani che il sonno pesante del benessere relega in un mondo distante, e che invece sono il rovescio della moneta che tutti consumiamo. (César Brie)

- ingresso 12/10 euro, prenotazione obbligatoria
 11 maggio ore 21, 12 maggio ore 23, 13 maggio ore 19 e ore 23, Teatro Studio di Scandicci

COMPAGNIA KRYPTON: IL PONTE DI PIETRA

Prima Nazionale

da: Il ponte di pietre e la pelle di immagini di Daniel Danis - traduzione: Gioia Costa
regia: Giancarlo Cauteruccio
con: Romana Rocchino e Giuseppe Insalaco e con Camille Panza e Gioia Di Biagio
progetto scenico: Loris Giancola - costumi: Massimo Bevilacqua
contributi video: Gaetano Consolo, Marina Arienzale - collaborazione all'allestimento scenico: Silvia Avigo, Giulia Broggi, Marilù Sasso, Tommaso Branconi, Tiziana Maglie
in collaborazione con: Ambasciata di Francia in Italia – Progetto Face à Face e Istituto Francese di Firenze; Ente CRF; Regione Toscana – Progetto Le arti dello spettacolo e le nuove generazioni

Confrontarmi con il testo di Daniel Danis e con la storia dei suoi piccoli eroi dopo un primo studio, diventa ancora più urgente dopo la conoscenza dei fatti di cronaca, italiana e internazionale, che vedono i bambini vittime dei peggiori abusi. Esistono delitti, nelle zone di guerra, nei paesi afflitti dalla fame, dalla sete e dall'estrema povertà, che non hanno colpevoli diretti, ma hanno molti responsabili, e i buoni cittadini dei paesi ricchi sono fra questi: responsabili per l'ignoranza dei fatti, responsabili per l'indifferenza. I bambini profughi di Danis diventano il simbolo di una possibilità da non perdere, e colpiscono per la loro capacità di sintetizzare nel loro tragico viaggio la storia di milioni di esseri umani. Nell'opera si conferma la potenza della parola, viatico di una visionarietà straordinaria come azione salvifica dal dolore e dalla violenza che solo i bambini riescono a intercettare. Questo nuovo progetto, tutto improntato sull'immaginario, sulla scoperta, sull'invenzione, chiama in scena quattro giovanissimi attori/performer che giocando tra memoria e contingenza producono una forza espressiva, leggera e fortissima che la parola di Danis sollecita a ogni passaggio. L'attraversamento del "ponte di pietra e della pelle di animale impressionata dalle immagini" accomuna Daniel e me per il rapporto che entrambi viviamo verso un teatro di poesia e il lavoro artistico che creiamo con la luce. Il comune sentire tra me e Daniel ha favorito un particolare risultato sul piano scenico, grazie all'applicazione di un apparato audio visuale che molto si ispira al rapporto con il gioco digitale dei bambini dei nostri giorni. Ma il gioco è solo apparente, ed evidenzia gli archetipi espressivi dell'infanzia e dell'innocenza contrapponendoli alla durezza della verità e della storia. (Giancarlo Cauteruccio)

Daniel Danis affida a una scrittura che non teme il lirismo le scansioni della sua pagina. Il movimento è dettato dal ritmo interno delle parole piú che da virgole o punti. Spesso ripete una frase, una formula, un'immagine. E questa ripetizione dà alla sua scrittura una connotazione emotiva. Ciò nonostante, il teatro per Danis ha luogo innanzitutto nella parola e il racconto diviene visione di quanto si narra: le sue storie si nutrono di elementi semplici che hanno però una forte valenza mitica, ed è per il loro tramite che ricostruisce la complessità dell'essere e del suo volere. Ecco perché il racconto assume in scena un valore visionario potente: le lacrime che sanno di limone, l'oggetto di rame nel quale soffiare parole, il corpo-lucciola che si illumina la notte, la pietra fra le costole che rende il cuore dolente, i corpi che lacrimano di fronte alla sofferenza sono immagini che avvicinano tutte il linguaggio alla pelle e la metafora al corpo, mostrando il lento movimento con il quale il teatro cambia sintassi senza dimenticare la sua natura prima: arte del racconto, della suggestione e del magico.(Gioia Costa)

Sinossi de "Il ponte di pietra". Due bambini, Momo il maschio e Mung la femmina, sono i protagonisti di questa storia senza tempo né luogo. I bambini raccontano la partenza dalle loro rispettive famiglie, che, per allontanarli da una zona di conflitto, li hanno consegnati a uno straniero in cambio di denaro, con la speranza di salvarlo. Ed è dentro il camion di questo mercante che avviene il primo incontro tra Mung e Momo, prima di divenire schiavi in una fabbrica di tappeti. Entrambi i bambini hanno con loro un ricordo della loro famiglia. Mung porta una pelle di animale, regalatale dalla nonna, sulla quale deve continuare a tessere la leggenda della sua famiglia; Momo, invece, porta con sé un'idea, e cioè la volontà di costruire dei ponti come prima di lui avevano fatto i suoi antenati. Un giorno, nella fabbrica, avviene un'esplosione e i bambini riescono a scappare. Insieme, tra sogno e realtà, esplorano il mondo alla ricerca del «paese senza guerra». Insieme, impareranno a conoscersi, a combattere la sofferenza. Insieme inventeranno un mondo nuovo.

- ingresso 12/10 euro

 11 maggio ore 22, Stazione Leopolda
GIVING VOICE: VICTORIA HANNA

Con un focus sulle voci dell'oriente, il progetto Giving Voice per Fabbrica Europa, che coinvolge Victoria Hanna (Israele), Stepanida Borisova (Siberia), Teatr ZAR (Polonia), rappresenta una collaborazione in progress tra Fondazione Pontedera Teatro e CPR Wales Giving Voice Project.

Il festival Giving Voice, workshop incontri e performance, avrà luogo a Pontedera dall'11 al 14 novembre '10.

a cura di: Judie Christie
una collaborazione CPR - Centre for Performance Research, Aberystwyth (Galles) e Fondazione Pontedera Teatro

Vocalist israeliana dal particolarissimo timbro e dallo straordinario registro vocale, Victoria Hanna compone rifacendosi agli antichi testi sacri dell'ebraismo ed esplorandone la natura mistica in relazione alla simbologia legata agli aspetti trascendentali della voce, del testo e della percezione spaziale.
Nata a Gerusalemme da una famiglia di ebrei ortodossi in cui il linguaggio e la pratica della preghiera erano considerati fondamentali, il suo lavoro trae ispirazione dal sovrapporsi di passato e presente, di antico e moderno, che caratterizzano la sua città, luogo simbolo di sottili equilibri teologici, religiosi e sociali. Fin da giovanissima si è esibita a livello internazionale partecipando a festival in Germania, Polonia, Svezia, Repubblica Ceca, Ucraina, Mongolia, India, Giappone, Stati Uniti, Argentina e Messico. Ha collaborato con artisti internazionali quali Mariana Sadovska, Eugene Hutz, Barbatuques, Frank London, Balkan Beat Box e altri.
Con la sua voce ipnotica, in un mix di teatro, musica e video, le sue performance riescono ad attualizzare le preghiere e i canti delle scritture sacre ebraiche.

"Hanna ha avuto la fortuna di avere in dono una di quelle voci che esigono un'attenzione totale, intrattenendo il pubblico con la sua voce acrobatica e lasciandolo a bocca aperta". (Time Out New York)

"È una voce che ti stende completamente, strappandoti da ciò che ti circonda per farti riemergere in un posto nuovo. (...). Ha ipnotizzato un pubblico internazionale con la sua miscela di voci pulsanti (...)". (Flavorpill)

-ingresso 12/10 euro

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