Il grande lago Ciad, situato nella parte centro-settentrionale dell'Africa (sui confini di Ciad, Camerun, Niger e Nigeria), è il settimo lago più importante al mondo ( il quarto in Africa) ed è localizzato nell'area del Sahel, una regione a sud del deserto del Sahara. Questo imponente specchio d'acqua fornisce di che vivere a circa trenta milioni di persone, un'inestimabile risorsa naturale che però è seriamente minacciata.
Da circa quarant'anni, il lago subisce un drastico processo di inaridimento dovuto alla variabilità climatica e allo sfruttamento intensivo dell'acqua e dei suoi affluenti. A questi fattori, nell'ultimo decennio, si è poi aggiunto il riscaldamento globale e secondo alcune stime, basate sui rilevamenti satellitari della Nasa, in assenza di una cambiamento, il Ciad rischia di seccarsi del tutto nel giro di un ventennio.
Le difficoltà per l'agricoltura, la pastorizia e la pescicoltura locale sono però già evidenti e si sta assistendo ai primi fenomeni di migrazioni di massa. Per questo la Commissione del bacino del lago, un organismo regionale al quale aderiscono sette stati africani, chiede, con la collaborazione e il sostegno della Fao, alla comunità internazionale di intervenire su due livelli: aiutando le popolazioni locali a sfruttare con maggiore razionalità ed efficienza l'acqua che confluisce nel lago e finanziando un grande progetto per deviare il fiume Obangui nel Chari, uno dei due immissari del Ciad.
Il primo passo verso questo obbiettivo è stato presentato presso la sede romana dell'organizzazione della Fao: è stato affidato a una società canadese lo studio di fattibilità per verificare se è possibile mettere in piedi questa megaopera di fondamentale importanza per la sopravvivenza del lago.
L'intervento d'ingegneria idraulica per salvarlo è molto articolato e prevede tra la altre cose la costruzione di una diga a Palambo ( sull'Obangui), la creazione di due canali artificiali ( uno dei quali navigabile) e due porti fluviali. Se l'opera verrà realizzata i benefici non saranno solo per il lago, ma anche per le economie della regione, con la creazione di una centrale idroelettrica e nuove infrastrutture per i trasporti su acqua.
La Commissione di bacino è un felice esempio di cooperazione tra stati africani e un importante strumento di pace e sviluppo. Una volta ottenuto lo studio di fattibilità, istituzioni ed agenzie di finanziamento internazionali non dovrebbero esitare a sostenere questo progetto in grado di rimediare a un destino altrimenti drammatico.
Elena Saccomanni
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