La mia avversione alla cosiddetta "Meritocrazia"

Giovedì 07 Giugno 2012 16:50 Fabrizio Cucchi
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Sono sempre stato un inflessibile avversario della cosiddetta "Meritocrazia". Dato che però invecchio, e invecchiando divento anche polemico, spenderò qualche parola su questo cancro che avvelena l'Italia e l'Europa. Innanzitutto partiamo "da ragionamenti terra- terra". Nel sistema capitalistico la ricompensa "par excellence" per il merito, vero o presunto che sia, è "il guadagno". Quindi il primo pericolo è che "prenda piede" il ragionamento opposto e che si associ al profitto un qualche merito. Prima cosa alla quale mi opporrò sempre e comunque, anche lasciando da parte la famosa massima di Confucio (credo), secondo cui onori e ricchezze durante una fase di malgoverno sono un disonore e non un motivo di vanto. Poi bisogna ragionare sul tema "merito a proposito di cosa?". Si possono considerare meritorie "parole, opere od omissioni" in favore di una società come la nostra? Al contrario bisognerebbe considerare meritorie "parole, opere od omissioni" che mettano in pericolo (o almeno: in dubbio) una società basata sullo sfruttamento e sull'oppressione. Ma non arrivo a tanto....Mi limito a non considerare affatto "il merito" un motivo "d'elezione" e a preferirgli persino "il caso"....Che quantomeno mi dà maggiori garanzie d'imparzialità....

Fabrizio Cucchi, DEApress

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 08 Giugno 2012 09:46 )