Lo spionaggio informatico ha cambiato i connotati a quello tradizionale messo in soffitta; ma non ha modificato il grande gioco tra le potenze mondiali.
Un famoso Autore John Le Carrè sembrava disperarsi dopo il crollo del muro di Berlino per i suoi successi che potevano non esser più di moda. L'attualità delle trame raccontate prima di quell'evento solcavano le avventure di famosi agenti segreti: primo fra tutti nato dalla mente di Jan Flaming – veramente arruolato nel Servizio Informazioni della Marina inglese nel periodo della seconda guerra mondiale - la sua creatura l'agente segreto James Bond nome in codice 007; portato alla ribalta cinematografica dal regista Terence Young e prodotto da Harry Saltzman e Albert Broccoli nonché attore protagonista Sean Connery nelle pellicole che lo hanno reso celebre dal 1962 in poi.
L'Avvocato Stefano Mele coordinatore dell'Osservatorio infowarfare e tecnologie emergenti dell'Istituto Italiano di Studi Stratetici ha rilasciato un' intervista a Linkiesta spiegando le ragioni di questa sua convinzione: un potente virus di nome Flame ha infettato migliaia di computer in Medio Oriente; in particolare il malware ha sottratto informazioni, registrato conversazioni, copiato file; un vero e proprio atto di spionaggio internazionale. Flame è stato paragonato a Stuxnet il virus – scoperto nel giugno 2010 – che danneggiava le turbine delle centrali nucleari in Iran. “In realtà sono due cose diverse” - spiega l'Avvocato Mele - “Stuxnet è una vera e propria cyber-arma, Flame, invece, è più che altro uno strumento di spionaggio utile per raccoglere dati e informazioni su ampia scala ma che non serve a danneggiare il sistema informatico nemico”.
I maggiori indiziati – si legge su Linkiesta – per questi virus sono gli Stati Uniti e Israele ma il vero bersaglio potrebbe non essere l'Iran. Torniamo all'ipotesi di una seconda Guerra Fredda. Gli Stati pronti per una cyberguerra non sono molti, a parte l'America e Israele, secondo l'Avvocato Mele, la Cina. Più spionaggio economico, invece lo fa la Russia.
Il rischio che una guerra “immateriale” - prosegue Linkiesta - debordi in una guerra convenzionale c'è: secondo l'Avvocato, “la cyber-guerra per sua natura è preparatoria ad un conflitto tradizionale”.
Dopo la seconda guerra mondiale, la pace è stata mantenuta da tutti gli Stati per oltre cinquant'anni!
Sebbene negli anni '60 del '900 ci fu un momento dove un terzo conflitto sembrava imminente, il buon senso dei politici e la lungimiranza di statisti di allora riuscirono ad evitare l'orrendo pericolo.
Adesso sembra che la tecnologia avanzata abbia in qualche modo leso il buon senso dei potenti, peraltro quasi mai sufficientemente adeguato a comprendere la logica della pace, della “convenienza comune” del benessere collettivo. Sembra aleggiare attorno a noi un senso di frenesia, di arroganza e di intolleranza che amplifica un egoismo malato e onnivoro di potere che è molto più di un senso percepito: è una costante abitudine ad “afferrare senza lasciare”; a “prendere senza dare”.
Una dinamica così corrosa lacera il tessuto globale il quale avrebbe bisogno di maggiore solidarietà: non più di una logica bensì di una filosofia, della presenza costante dei valori fondamentali che non risultino soltanto sulla carta ma vengano impressi nei pensieri e nelle coscienze, Un dinamismo che sconfigga il malato egoismo e dia risalto ad una sana generosità!
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