Zone d'ombra

Lunedì 04 Giugno 2012 15:45 DEAPRESS
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Tutti abbiamo delle "zone d'ombra". Della serie : "mi rifiuto di pensare al tema X perchè perderei ...." e qui ci aggiungiamo; la tranquillità d'animo, la ragione, etc.etc. Questa mattina ho avuto casualmente tra le mani il volumetto delle lettere di Gabrielle Russier, una professoressa del liceo Nord di Marsiglia, divorziata e madre di due figli, che ebbe una relazione con un suo studente, Christian, allora sedicenne. Quando la cosa venne scoperta Gabrielle fu arrestata e processata e Christian venne rinchiuso dai genitori in un ospedale psichiatrico. La donna, completamente sola, priva dell'appoggio della famiglia, dei colleghi e dell'opinione pubblica, si suicidò nel 1969. E' evidente che per la società in cui Gabrielle viveva accettare una storia d'amore, perfettamente consenziente, tra una professoressa ed uno studente era troppo.
E' evidente che accettare una relazione del genere è troppo anche per la società in cui viviamo noi, visto che oggi la notizia in Italia pare completamente sparita, "rimossa", caduta in una di quelle "zone d'ombra" in cui facciamo scivolare tutto ciò su cui rinunciamo a riflettere. Per pigrizia, per comodità, per preservare intatta la micro-sfera di tranquillità in cui amiamo rinchiuderci. Potremmo scrivere pagine e pagine su quanto sarebbe migliore una società in cui le "zone d'ombra" non esistono, ma il punto è che spesso vivere senza riflettere su certi argomenti è molto più rassicurante. Dovremmo iniziare a rimuovere le nostre personali "zone d'ombra", lavoro che richiede tempo, fatica e una notevole dose di coraggio, a livello intellettuale. Dovremmo, tutti, prima di criticare la società in cui viviamo, chiederci se noi per primi siamo disposti a fare un lavoro del genere. E darci una risposta, sulla quale non sono molto fiduciosa.

Alessia Carrai / DEApress

 

fonti: http://fr.wikipedia.org/wiki/Gabrielle_Russier

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Ultimo aggiornamento ( Sabato 14 Aprile 2018 08:33 )