Restando sull'argomento di ieri, oggi l'OXFAM annuncia che la siccità che sta colpendo Somali, Etiopia e Kenya rischia di causare un morto ogni 36 secondi, mentre la carestia colpisce già un milione di persone.
Il dato è particolarmente impressionante, soprattutto per noi abitanti del primo mondo, per cui l'idea di una carestia è lontanissima, e anzi ci poniamo il problema opposto, quello dello spreco di cibo e dell'obesità. Infatti, mentre il Corno d'Africa muore di fame, circa un terzo del cibo prodotto su scala mondiale finisce a marcire nei cassonetti, andando anche a contribuire all'inquinamento dell'aria e della terra, per via della produzione massificata e dello sfruttamento animale.
Se l'azione delle organizzazioni non governative e degli organi di carità è certamente lodevole, dobbiamo anche ammettere che essa non è sufficiente. Abbiamo a che fare con mondi separati, tra i quali uno sfrutta l'altro depredandone le risorse, anche oggi che il colonialismo è, almeno nominalmente, terminato. Ciò comporta anche una sorta di "export dello sfruttamento" per cui i paesi più ricchi si impegnano a conservare buone condizioni lavorative e ambientali sul proprio territorio, mentre al contempo minano le condizioni umane e materiali delle aree più povere del mondo, foraggiando élite complici e sfruttatrici.
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