Gl immigrati che sbarcano in Italia son di varie provenienze: Yemen - Sudan - Palestina, Libia, Pakistan. Ghana, Marocco, Bangladesh, Algeria, Nepal...
Proviamo a fare un quadro geografico della situazione
Ripreso da F.B.:
Nello Yemen c’è una guerra che dura dal 2015. Una guerra che, innestandosi all’interno del contesto di una carestia devastante, ha prodotto più morti e più sfollati della guerra in Siria. Ad oggi, circa due terzi degli yemeniti non hanno accesso all’acqua potabile e 15 milioni sono a rischio di morte per malattie o denutrizione.
In Sudan, c’è stata la guerra nel Darfur, che ha portato l’attuale dittatore, al Bashir, ad attuare uno sterminio di massa, un genocidio su base etno/religiosa. Al Bashir, su cui pende un mandato della Corte Internazionale per crimini contro l’umanità.
In Sudan, le violazioni dei diritti umani sono all’ordine del giorno, le libertà di associazione e di espressione fortemente limitate e l’opposizione viene messa a tacere col carcere e la pena di morte. Nel Darfur, dove teoricamente la guerra sarebbe terminata, si continua tutt’ora a combattere e a morire ogni giorno. Mentre nel Sud Sudan, una sanguinosa guerra civile ha prodotto, finora, decine di migliaia di morti
In Palestina, si è in guerra da sempre.Un amico di Gaza, un giorno, mi disse di aver perso il fratello a causa di un missile che aveva colpito e abbattuto per sbaglio la sua abitazione. Io gli dissi che mi dispiaceva molto, lui mi rispose che, da loro, è normale. Che tutti hanno perso almeno un fratello, una sorella, un figlio, a causa delle bombe o dei missili.
In Libia, si continua a combattere un po’ dappertutto. Principalmente il conflitto riguarda il governo di Tobruk e quello di Tripoli (che sosteniamo noi, visto che si occupa di incarcerare i migranti). Poi, c’è l’Isis, l’Esercito Nazionale Libico (alleato del governo di Tobruk) e un numero imprecisato di milizie autonome che, ogni giorno, combattono e si uccidono tra di loro.
Nel Pakistan nord occidentale si combatte ancora oggi una guerra civile iniziata nel 2004, la guerra del Waziristan, tra lo Stato centrale e un gran numero di gruppi armati locali, tra i quali Al Qaeda.
Nel Kashmir, conteso tra India e Pakistan, gli attacchi armati da un lato e dall’altro della linea di controllo sono all’ordine del giorno. In tutto il paese, le limitazioni della libertà di espressione e la repressione di chi si batte per i diritti umani sono la norma. Molti attivisti, semplicemente, spariscono.
Bangladesh, Nepal - Per loro dovrebbe valere la stessa libertà che vale per i nostri compatrioti, quando vanno all’estero per cercare lavoro (tuttora oltre 250.000 nostri connazionali partono ogni anno).
Nel Ciad, oltre ad una situazione economica disastrosa (è il quarto paese più povero al mondo), c’è un conflitto etnico interno tra le diverse tribù locali che va avanti da anni. In più, c’è Boko Haram al sud e l’Isis al confine con la Libia.
Non male, eh?
In Egitto, Al Sisi ha instaurato una dittatura nei fatti molto simile a quella di Mubarak. Dal 2013 al 2017 sono state imprigionate circa 60.000 persone fra dissidenti, oppositori e presunti terroristi. Amnesty International ha denunciato l’uso quotidiano di pratiche di tortura nelle carceri egiziane.
Poi in Marocco c'è da oltre quaranta anni il conflitto/contenzioso con le popolazioni del Sahara occidentale che rivendicano l'autodeterminazione del loro territorio.
In Ghana e in Algeria si scappa per fame e politica sissestata.
Per gli tialiani che vanno all'estero, quando partono, diventano magicamente “cervelli in fuga”, loro, invece, sono “clandestini” o “invasori”.
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