Dal Maghreb al Mashrek - Dall'occidente all'oriente - Dall'Africa all'Egitto
Ambizioni espansionistiche - Le colonie
Fin dall'impero ottomano nel suo periodo di decadenza vi furono ambizioni espansionistiche da parte delle potenze europee sia nell'Africa del Nord che in Egitto.
Nell'otocento, mentre l'Algeria, conquistata dalla Francia (nell 1830), divene colonia a partire dal 1847 (dopo la sconfitta dell'Emiro Abd el-Kader), il Marocco, da sempre indipendentista, lottò moltissimo per liberarsi dalla pressione straniera - nonostante gli sforzi del re e le continue interferenze tra Spagna, Francia e Germania che portarono la regione a chiedere il doppio protettorato. La Tunisia, considerata istanza suprema dell'Impero ottomano (detta la Porta Sublime), raggiunse l'autonomia nel 1871, diventando poi protettorato fancese nel 1881, episodio che scatenò le prime tensioni con l'Italia.
Nei primi del novecento l'Italia intraprese un'intensa attività diplomatica per ottenere un posto tra le altre potenze coloniali. Nel 1902, appena due giorni dopo aver stipulato la Triplice Alleanza con Germania e Austria, firmò con la Francia un accordo segreto con il quale entrambi i paesi si impegnarono a spartirsi le zone d'influenza nell'Africa del Nord: il Marocco alla Francia, mentre la Libia all'Italia. In concomitanza di una crisi tra Francia e Germania per il dominio sul Marocco nel 1911, l'Italia colse l'occasione giusta per passare all'azione: la guerra con i turchi si prolungò fino al patto di Losanna del 18 ottobre 1912 e la Turchia rinunciò alla sovranità sulla Libia.
In Egitto, il pascià Mehmet Ali, che aveva ottenuto una notevole autonomia dall'impero ottomano intraprese, a partire dal 1806, una politica riformista con l'appoggio finanziario di inglesi e francesi. Queste iniziative ebbero l'effetto di accrescere a dismisura il debito egiziano. La rovina economica e una sfortunata guerra con l'Etiopia dal 1875 al 1877 obbligarono lo sceicco Ismail (nipote del suddetto) a richiedere l'aiuto dei suoi creditori. La Gran Bretagna e la Francia assunsero così la gestione del debito mettendo sotto controllo il tesoro egiziano e esercitarono pressioni nei riguardi della Sublime Porta affinché allo sceicco Ismail subentrasse il figlio Muhammad Taufiq.
L'influenza occidentale fu terreno fertile per i movimenti nazionalisti che nel 1881 organizzarono una ribellione contro i privilegi riservati agli ufficiali turchi e circassi nell'esercito egiziano: Taufiq chiese aiuti ai governi inglese e francese per soffocare la rivolta, ma ottenne che la flotta britannica bombardò Alessandria nel 1882. L'esercito britannico, dopo aver sconfitto i ribelli a El-kebir, occupò tutto il paese, nonostante le proteste di turchi e francesi. Gli inglesi governarono l'Egitto per vent'anni con un'amministrazione indiretta.
Allo scoppio della prima guerra mondiale, l'Impero ottomano si dichiarò alleato della Germania. Pertanto la Gran Bretagna trasformò l'Egitto in un protettorato inglese.
Africa - Le colonie
Introduciamo brevemente il processo di colonizzazione dell'Africa attraverso un'analisi storica degli interessi delle maggiori potenze europee.
Nella prima metà del XIX secolo, l'Africa continuava ad essere un continente sconosciuto e misterioso; la colonizzazione del continente nero si limitava alle fasce costiere e ai delta dei grandi fiumi. A partire da queste aree le potenze coloniali avevano stabilito una rete di insediamenti commerciali, in concorrenza fra di loro per lo sfruttamento delle materie prime e per il commercio degli schiavi. La realtà africana cominciò a cambiare grazie ai viaggi degli esploratori che, attraverso le società geografiche trasmettevano informazioni riguardanti le ricchezze di quei territori.
Nell'Africa australe, la politica di abolizione dello schiavismo e la ripartizione delle terre messa in atto dalla Gran Bretagna moltiplicò i suoi conflitti con i boeri della colonia del Capo, occupata dai britannici sin dal 1806. Tra il 1834 e il 1839, più di 10.000 boeri furono protagonisti della grande migrazione verso l'entroterra dove, in seguito a feroci lotte contro le tribù locali dei Matabele e degli Zulu, fondarono la repubblica del Transvaal, lo stato libero di Orange e la repubblica di Natal.
La scoperta dei ricchi giacimenti d'oro e di diamanti nel Transvaal provocò l'arrivo in massa degli immigrati inglesi; nel 1890 la Compagnia Britannica del Sudafrica ottenne i diritti di sfruttamento delle miniere. Questo nuovo motivo di frizione degenerò nella guerra boera che si concluse con l'adesione dei nuovi territori all'impero britannico. I conflitti tra i colonizzatori obbligarono gli Ottentotti a ritirarsi nel deserto del Kalahari e i Griqua a nord del fiume Orange.
Nell'Africa occidentale la Gran Bretagna disponeva di basi commerciali in Gambia, nella Sierra Leone e nella Costa d'Oro, nella quale i britannici, alleati delle tribù Fanti della costa, si scontrarono con la confederazione militare Ashanti. Comunque sia, la sottomissione del regno yoruba ai Fulbe consentì nel 1861 l'insediamento dei britannici nello strategico porto di Lagos e l'assunzione del Benin, nella zona orientale.
A differenza della dominazione britannica, che in Africa impose le colonie di sfruttamento come formula di dominazione interposta, i francesi fondarono la loro espansione coloniale sul centralismo amministrativo e sull'assimilazione culturale delle popolazioni assoggettate, da inglobare in una grande Nation française.
Il Senegambia, che era sotto giurisdizione francese sin dal 1815, era rappresentato da un deputato presso l'Assemblea Nazionale. Con l'abolizione della schiavitù nel 1848 sorsero i primi tentativi di instaurare un'economia tropicale fondata sulla coltivazione delle arachidi. La marina francese fondò nel 1848 la città di Libreville (Gabon), alla foce dell'Ogowe, per accogliere gli schiavi resi liberi. La Gran Bretagna aveva fatto lo stesso a Freetown in Sierra Leone mentre dal 1847 la Liberia era uno stato indipendente composto da una popolazione di schiavi liberati provenienti dagli Stati Uniti.
Nella prima metà del XIX secolo in Africa sopravvivevano ancora stati e regni che conformavano il profilo socio-politico della fase precoloniale. Nel bacino meridionale del Congo esistevano i regni Baluba, Balunda e Bakumba. Più a nord nella regione dei Grandi Laghi, il regno Batutsi, del Ruanda e lo stato del Buganda, del re Sunna II, lottarono contro la penetrazione araba che avanzava dalla città costiera di Zanzibar. Nel Madagascar, il sovrano Madama I, appoggiato dalla Gran Bretagna, sottomise i due terzi del vasto territorio insulare. Le islamizzate tribù dei Fulbe lanciarono con successo una guerra santa contro le città haussa di Gobir e Kano giungendo a dominare tutto il territorio compreso tra il Darfur e il Senegal inferiore, Timbuctù e il massiccio dell'Adamaoua. Tra il 1847 ed il 1861, i francesi arrestarono l'invasione Fulbe del Senegambia. Alcuni decenni più tardi, i sudanesi, grazie alla loro guida religiosa Muhammad Ahmad, il Mahdi (restauratore dell'Islam sulla terra), opposero una feroce resistenza alle truppe britanniche.
Tra il 1847 e il 1877, il britannico Henry Morton Stanley, a nome dell'Associazione internazionale africana fondata dal re Leopoldo II del Belgio, assunse il controllo del bacino del fiume Congo. Ma quella regione era ambita anche dal Portogallo, con l'appoggio della Gran Bretagna e della Francia. Il cancelliere tedesco Bismark propose una grande conferenza a Berlino per regolamentare la spartizione. Vi parteciparono 12 stati europei, l'impero ottomano e gli Stati Uniti. La conferenza, svoltasi tra il 1884 e il 1885 riconobbe lo stato del Congo belga, sotto la sovranità personale del re Leopoldo II; fissò i confini del Congo francese e delle enclave portoghesi e proclamò la libertà di commercio e navigazione lungo i fiumi Niger e Congo. L'intenzione esplicita degli atti della conferenza era che ogni territorio sarebbe diventato “dominio effettivo” della colonia che si era impossessata di esso. Il principio, che rendeva non più valide le esplorazioni come formula per ottenere i diritti territoriali, autorizzava ciascuna potenza coloniale a proseguire la sua espansione verso l'entroterra fino ai confini del dominio di un'altra. Veniva dunque fissata la spartizione dell'Africa (scramble for Africa) che in seguito sarebbe diventata la causa di violenze e dispute tra le potenze coloniali nonché di rivolte anticolonialiste.
I desideri imperialistici britannici configuravano una mappa ideale. La loro intenzione era infatti di creare un grande impero coloniale dall'Egitto fino alla colonia del Capo, ma sulla loro strada si scontrarono con gli interessi di altri rivali. Per esempio in Tanzania, un territorio sotto la giurisdizione tedesca. L'incidente venne risolto con la firma del trattato di Helgoland, nel 1890 in cui la Gran Bretagna rinunciava alle sue aspirazioni in Tanzania. Forse la crisi di Fascioda (Sudan) nel 1898 fu uno degli episodi che possono spiegare con maggior chiarezza la collisione tra le potenze europee nel continente africano. Difatti anche la Francia nutriva un sogno africano: la sua ambizione era quella di costruire un grande impero: dal Senegal alla Somalia, dall'oceano Atlantico a quello Indiano. Questo progetto parallelo sfumò in Sudan, dove i britannici erano in guerra contro i ribelli islamici (Mahdisti). I francesi, anch'essi interessati a soffocare la rivolta allo scopo di controllare il Sudan, inviarono un corpo di spedizione che fu sconfitto a Fascioda dalle truppe britanniche provenienti dall'Egitto. Il conflitto franco-britannico si concluse nel 1904 con la firma dell'Eentente cordiale.
La Francia riconobbe la sovranità britannica su Egitto e Sudan, e in cambio ottenne la libertà di azione in Marocco. La Francia forgiò gran parte del suo impero nell'Africa Occidentale e nel 1885 venne creato il governo centrale dell'Africa occidentale francese, al quale furono annessi i protettorati della Costa d'Avorio e del Dahomey. Nel 1908, l'unione delle quattro regioni del Gabon, del Congo centrale, dell'Ubangui e del Ciad diede vita al governo centrale dell'Africa equatoriale francese; l'occupazione quasi sempre pacifica di questi territori fu opera dell'esploratore generale commissario Brazza che si oppose a una colonizzazione esercitata dalle compagnie private. L'area francofona venne poi completata con la Somalia francese, il Madagascar e l'arcipelago delle Comore nel 1912.
L'Eritrea, la Somalia e la Libia formavano l'impero coloniale italiano, ma le ambizioni italiane di formare un protettorato in Abissinia, nel cosiddetto Corno d'Africa, crollarono nel 1896, quando il corpo di spedizione italiano fu sconfitto ad Adua dal negus (imperatore) Menelik. A seguito del trattato di Addis Abeba all'Etiopia venne riconosciuta piena indipendenza. In Italia, seguito della disfatta, molteplici furono le sollevazioni di piazza ed il governo Crispi fu costretto alle dimissioni e rimpiazzato da un secondo governo Rudinì.
Il Portogallo, a seguito della Conferenza di Berlino, ottenne la Guinea-Bissau, l'Angola, il Mozambico e São Tomé e Principe, vedendo comunque disgregato il proprio immenso impero coloniale che tentò di mantenere ad ogni costo, consapevole che la maggior parte della propria forza economica e, di conseguenza, militare derivava quasi ed esclusivamente dai possedimenti in Sud America (il Brasile, già perduto nel 1822), in Asia e nell'Oceano Pacifico, in cui mantenne Goa, Diu, Daman lungo le coste dell'India, la città di Macao lungo le coste meridionali della Cina e la metà orientale dell'isola di Timor nell'arcipelago indonesiano. Dopo la seconda guerra mondiale le potenze europee iniziarono più o meno volontariamente ad abbandonare i propri possedimenti in linea con i principi dettati dall'ONU relativamente al processo di decolonizzazione e al principio di autodeterminazione dei popoli. Il Portogallo decise invece di opporsi con decisione a questo processo, diventando così l'ultima potenza coloniale a mantenere il controllo sulle sue colonie di maggiori dimensioni. Nel 1961, a seguito dell'occupazione di Goa, Diu e Daman da parte dell'India, in Africa diversi gruppi ribelli scatenarono una rivolta che durò per più di un decennio. Il costo di una guerra difficile fu la Rivoluzione dei Garofani, che causò la caduta del regime di Salazar nel 1974. Uno dei primi provvedimenti del governo democratico subentrato a Salazar fu proprio la decisione di porre fine alla guerra e dare inizio ai negoziati con i ribelli. L'annessione indiana di Goa, provocò in Angola e Mozambico, le due colonie maggiori, una sanguinosa guerra civile fra le forze governative comuniste (appoggiate da Unione Sovietica, Cuba e altri stati comunisti) e le forze ribelli (sostenute da Zaire, Sudafrica, e Stati Uniti) a seguito della quale raggiunsero l'indipendenza nel 1975.
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