La resistenza U.S.A. delle "città santuario"

Venerdì 17 Marzo 2017 12:21 Stefania Parmigiano
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Le “città santuario” negli Stati Uniti sono più di 200, hanno iniziato a costituirsi spontaneamente negli anni ’80 per opporsi alle politiche coercitive sugli immigrati. Si chiamano così perché, come i santuari, si rappresentano come rifugio, rifiutandosi di collaborare con gli uffici immigrazione per la deportazione degli stranieri non in regola con i documenti,non segnalandone la presenza sul territorio.

Una su tutte è New York: Bill de Blasio, sindaco;italo-americano, figlio di immigrati, è il capofila dell'opposizione alle direttive di Trump sui rimpatri. De Blasio ha dichiarato:-“ Non deporteremo coloro che rispettano la legge, non daremo al governo le liste degli irregolari di New York”, ha aggiunto, «non separeremo le famiglie». Trump ha già firmato il taglio dei fondi statali alle città ribelli (per New York si tratterebbe di più di 250 milioni di dollari di finanziamenti in meno), usati per istruzione, trasporti, giustizia e sicurezza, ma neanche il presidente può dettare condizioni per la partecipazione ai programmi federali se non sono direttamente collegati; potrebbe, per esempio, tagliare i fondi per la sicurezza perché la ritiene messa a rischio da questa forma di protesta, ma in emergenza terrorismo è un’ipotesi improbabile. Ci si appella, inoltre, al quarto emendamento che tutela chi si trova sul suolo degli Stati Uniti da «ricerche e misure irragionevoli sulle persone e sulle loro cose». Lo smantellamento di questa rete di rifugi non sarà cosa semplice neanche per Trump.

Intanto le città santuario sono in aumento e, data la loro posizione politica, i funzionari dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) vi esercitano un controllo più serrato, anche grazie ai poliziotti delle città che informano i funzionari dell’ICE restando nell’anonimato. La conseguenza è che si sta allargando a macchia d’olio la rete delle abitazioni private che stanno trasformando in rifugi le cantine, le soffitte, qualunque anfratto, in un esercizio di Resistenza che in Europa richiama il ricordo dei tantissimi nascondigli che salvarono ebrei, rom, omosessuali dalla deportazione tedesca.

Tra le città che, pur non essendosi apertamente dichiarate città santuario, di fatto proteggono gli immigrati dalle disposizioni presidenziali, c’è Boston, e Marty Walsh, sindaca della città, ha dichiarato di essere profondamente disturbata dalle direttive di Trump affermando: - “Userò tutti i mezzi legali a mia disposizione per proteggere ogni residente”.

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 31 Maggio 2017 00:51 )