Un anno fa, il 26 settembre 2014, venivano uccisi sei studenti messicani, altri venticinque venivano feriti ed infine quaranta tre scomparivano nel nulla. I ragazzi facevano parte di un gruppo di circa un centinaio di studenti delle scuole medie superiori (normalistas, nel gergo messicano) e più precisamente della Escuela Normal Rural di Ayotzinapa, in Trixla (stato di Guerrero). In vista di una manifestazione a Città del Messico si erano recati a Iguala per prendere alcuni autobus. Tuttavia, sulla strada del ritorno, gli studenti venivano intercettati dalla polizia e fermati.
Secondo il sindacato studentesco, una volta che gli studenti erano scesi dagli autobus erano iniziati gli spari contro di loro che avevano coinvolto anche un pulman con una squadra di calcio locale (forse scambiata per altri studenti) ed un taxi che passava sul luogo. A quel punto gli studenti sono fuggiti in tutte le direzioni ma non senza perdite. Le vittime di questi primi spari sono state cinque a cui si è aggiunto un ragazzo fuggito verso le colline circostanti e ritrovato morto con evidenti segni di tortura (gli occhi erano stati rimossi e la faccia era tutta tumefatta).
I sopravvissuti hanno cercato i propri compagni nei giorni successivi: ad oggi 43 studenti mancano ancora all'appello. Nonostante le numerose proteste in tutto il paese nessun inchiesta ha mai chiarito cosa sia realmente accaduto quel giorno.
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