Conversando fiori di loto

Giovedì 02 Ottobre 2014 13:12 Giusi Giovinazzo
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Intervalla le nostre incomprensioni verbali con un'assillante, dolce gestualità riempita di parole inglesi. È una venticinquenne cinese che studia in Italia da due anni.

Ha sinuosi occhi neri a mandorla, occhi da orientale che mi introducono nella protesta studentesca di Hong Kong, lambendo questo collettivo asserragliato di resistenza contro il governo centrale di Pechino.

Io: Cosa ne pensi di quello che sta succedendo nelle strade di una delle metropoli più ricche della Cina, come Hong Kong?

J: Non so, penso che la Cina ha avuto tante rivoluzioni, e nessuna ha veramente portato a compimento gli obiettivi che si prefiggeva.

Io: Pensi sia solo una protesta senza sostanziali obiettivi da negoziare col governo?

J: Penso che innanzitutto bisogna parlare di Deng Xiaoping, uomo che aprì la Cina al mercato internazionale, al commercio, allo sviluppo di alcune città scelte dallo stesso presidente. Lo sviluppo della costa, più a sud. Per capire la Cina, la protesta, devi studiare Deng Xiaoping.

Io: E che centra con la rivolta degli ombrelli di Hong Kong?

J: Una rivista prestigiosa lo inseriva tra le dieci persone più influenti del mondo, in una lista del 2000. Il 1997 è molto importante per la Cina, si decise per “un Paese, due sistemi”; la Cina, mainland, comunista, Hong Kong e Macao capitaliste. Il piano era che, dopo cento anni di colonizzazione inglese, i primi quattro presidenti li scegliesse Pechino e il quinto toccasse a Hong Kong. L'elezione ci sarà nel 2017, e si ha paura che Pechino non permetta ai cittadini di essere decisivi in queste elezioni.

Io: Pechino potrebbe interferire nelle elezioni?

J: Il nostro governo controlla qualsiasi espressione, manifestazione che sia contro il governo comunista. (Da quando sono in Italia ho scoperto facebook!) .Quindi, sì, potrebbe interferire. Ma la Cina è un territorio troppo esteso, non potrebbe non essere così. La colpa non è di Pechino, né di nessuno...non siamo pronti per la democrazia. Siamo abituati a un governo centrale troppo forte, da 2000 anni...

Io: Solo perchè siete quanto tutta l'Europa messa insieme non si possono giustificare i metodi dittatoriali di Pechino verso i dissidenti politici, non credi? Vedi Liu Xiaobo...

J: No, ma il sistema politico cambia solo se l'economia si sviluppa. La Cina non è sviluppata come l'Europa, bisogna guardare al livello di un Paese. E in questo Deng Xiaoping è stato molto importante..

Io: Mi sembra di parlare con un libro di Marx. L'importanza della Struttura economica, da cui ne viene qualsiasi Sovrastruttura socio-culturale. Quanto è importante oggi Marx per la Cina?

J: Non tanto. Lenin è più importante, che costruì una riflessione filosofica e una gestione politica del potere...

Io: E Stalin?

J: Stalin è dictator, non è stato un comunista, come oggi Putin. E non si potrebbe pensare a un Putin norvegese, ma africano si... La Cina, la Russia non sono pronte per la democrazia...

Io: E invece per il comunismo, sì? La pace sociale, la parità, l'uguaglianza dove sono in questa mastodontica, leziosa Repubblica popolare cinese?

J: Molte aziende importanti restano dello Stato, come il trasporto, le scuole, gli ospedali e cinque tra le più grandi banche del Paese. Ma la Cina non è ancora pronta per la democrazia...

Io: Siete a quella fase che Marx chiamava “dittatura del proletariato”? E intanto giustificate tutto, aspettando il comunismo? Quindi, tornando a Hong Kong, che ruolo dai a questa protesta?

J: credo che sia importante la protesta, che le idee e gli obiettivi degli studenti siano giuste, ma il metodo sia sbagliato. Cioè, protestare per protestare. E le elezioni del 2017 forse sono solo una scusa...

Io: Una scusa per cosa?

J: Per distrarre Pechino, che negli ultimi anni, con Xi Jinping, si sta impegnando per combattere la corruzione del Paese, diviso tra una piccola parte della gente molto ricca e una gran parte molto povera...prima invece eravamo tutti poveri; e poi, per assecondare quella mano nascosta dietro la protesta, che è una mano straniera... non deve succedere quello che è successo in Russia e in Ucraina...

Io: Non credi che l'idea della mano straniera, del complotto internazionale dietro la protesta, sia stata diffusa dal governo di Pechino per screditare la protesta stessa? Che sia propaganda lealista, pura ideologia? La Repubblica (del 1 Ottobre) riporta l'intervista di una liceale di Hong Kong: “è come prima di Tienanmen. Nell'89 Pechino ha poi soffocato nel sangue la voglia di libertà: ma nessuno ha il dubbio su da che parte stia la ragione, oggi come un quarto di secolo fa”...

J: La mano è sia interna che esterna. Il mondo è una grande bugia...dov'è la verità?

Io: Quindi, non pensi che l'organizzazione venga dagli studenti, dai professori, dalla scuola, che dovrebbe educare a pensare e esprimersi liberamente? Il fatto che Hong Kong abbia avuto un protettorato inglese per tanti anni, che presenti un sistema di diritti a immagine e somiglianza dell'Inghilterra, spiegherebbe bene la capacità di ribellarsi a Pechino. Studiate filosofia al liceo?

J: No, non si studia filosofia, solo Marx e Lenin. Abbiamo una materia al liceo che si chiama “cultura e società”. Fino al 1978, quando Deng Xiaoping è salito al governo, la Cina era in totale obbedienza a Mao Tse-tung, che nel 1949 fonda la Repubblica popolare cinese sulla rivoluzione culturale, dopo la dominazione giapponese. Credo sarebbe importante studiare filosofia, perchè aiuta a capire le cose. Why, e non solo yes/no... ci aiuterebbe a vedere le cose in modo più chiaro...

Il problema di questa protesta è però, credo, che gli studenti hanno la mente aperta ma sono anche più facilmente controllabili, si lasciano trascinare facilmente...manipulate... serve una guida...

Io: Quindi, se la protesta studentesca non pensi sia un buon metodo, cosa proporresti a Joshua Wong, 17enne leader di questo movimento democratico?

J: Penso che il lavoratore possa cambiare veramente le cose, facendo bene il suo lavoro. Una persona che lavora bene è una persona buona, e non puo' far del male agli altri, non puo' non migliorare la sua società. Abbiamo visto cos'è successo ai nostri genitori, al nostro ambiente...ora bisogna pensare alle nuove generazioni. Anche Internet è importante per crescere...

Io: Prepararsi, quindi, alla democrazia? Un cambiamento politico che sia innanzitutto una rivoluzione spirituale, come ci direbbe Aung Sang Suu Kyi? Conosci quest'incredibile leader birmana?

J: Si, mi piace molto, sto leggengo “La mia Birmania”, di Aung San Suu Kyi. Per quanto riguarda la Cina, le rivoluzioni ci hanno cambiato molto, ma oggi non possiamo più usare un metodo che romperebbe la società. Troppo active. La rivoluzione deve essere piano piano, lavorando bene, iniziando a cambiando la propria famiglia, la propria scuola, e quindi la propria società. Dai piedi alla testa. Dobbiamo scegliere un altro metodo...

Io: In Italia ci manca questo atteggiamento... E a ogni rivolta è mancata questa convinzione di prepararsi al cambiamento. Forse per questo le grandi rivoluzioni sono per la maggior parte fallite...

(annuisce e ride sonoramente)

J: E la Cina deve ancora crescere, tanto...

Questo brulicare di primavere dell'uomo del nostro tempo, occidentale come orientale, ci costringe a ballonzonare tra sistemi di valori tanto diversi eppure tanto simili. Uomo di un tempo cogitabondo e defraudato di qualsiasi senso.

Se la rivolta aspira alla rivoluzione, se la ribellione non è solo estro ma analisi, allora l'umanità tutta (col cuore pieno di mestizia) puo' ben sperare, perchè in sordina sa ancora prestar orecchio a un'idea di giustizia altra, alta, immelensita, inebetita, illanguidita eppure indefesso scoglio di responsabilità irrefutabile a cui dobbiamo dar conto.

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 02 Ottobre 2014 13:48 )