Samira Salih al Nuaimi è stata uccisa

Venerdì 26 Settembre 2014 12:41 Silvana Grippi
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Samira Salih al Nuaimi, rapita in Iraq il 17 settembre, è stata processata per apostasia, torturata e condannata alla pena di morte, sentenza che è stata eseguita in pubblico il 22 settembre. Samira era una avvocatessa difensore dei diritti umani. Colpevole di aver criticato sulla sua pagina Facebook la distruzione da parte del nuovo stato islamico dei luoghi sacri di Monsul. 

Mossul (antica Ninive, citata nella Bibbia) è la seconda città del paese, capoluogo del governatorato di Ninawa è stata conquistata a giugno dal gruppo jihadista, minacciano di morte coloro che fanno parte di altre religioni causando la fuga di migliaia di persone. In agosto sono stati distrutti numerosi luoghi sacri della città, tra cui chiese e moschee con l'accusa di diffondere l’apostasia, cioè il rinnegamento dei princìpi religiosi, considerato peccato ce he può essere commesso anche compiendo azioni ritenute contrarie all’islam. Secondo il Gulf center for human rights del Bahrein, Al Nuaimi era esperta in diritti dei detenuti e "la sua morte è motivata esclusivamente dal suo impegno umanitario, in particolare per la sua difesa dei diritti umani e civili”.

Molte altre donne, in particolare laureate e/o impegnate anche in politica,  sono state rapite  e in alcuni casi uccise. Si hanno notizie  di continui sopprusi, a Monsul, Sderat ed altri luoghi,  raccontati da alcuni familiari che vivono in Italia ma che hanno paura di parlarne.

 

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Ultimo aggiornamento ( Sabato 27 Settembre 2014 08:56 )