Intervista a Franco Scirone - "Umanità Nova"

Sabato 30 Marzo 2019 18:36 Silvana Grippi
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Firenze - Centro Studi DEA Intervista Stefano Raspa di Umanità Nova 

Mi racconti un pò la storia della nascita del giornale "Umanità Nova"? 

La nostra storia inizia nel lontano 1909. Dai maggiori esponenti di quella che si chiamava allora la corrente antiganizzatrice, cioè i milanesi Ettore Molinari e Nella Giacomelli, venne l'idea di trasformare in quotidiano il foglio che possedevano, "La Protesta Umana". Fu la prima idea di un quotidiano anarchic e non solo un'idea: "La Proesta Umana" uscì come quotidiano per quasi un mese poi fu interrotto per ovvie ristrettezze finanziarie, problemi di distribuzione e anche di pubblico. Era quello un momento particolare e l'esperimento sembrava non dovesse più avee un seguito. Però l'idea era nata e la Giacomelli e Molinari daranno un contributo fondamentale nella fase successiva.

Nell'immediato primo dopguerra, ilmovimento anarcico proverà a trasformare il prestiidio che ha acquisito nel periodo imediatamente precedente alla guerra e durante la guerra, con la sua coerente opposizione ad essa, in un momento di coagulo rivoluzionaio di gran parte delle forze politiche dell'estrema sinistra. Si arrivò così allì'aprile del 1919, quando a Firenze in un convegno nazionale di gran parte delle forze anarchiche italiane, sia di parte organizzatrice che no, si convenne sulla necessità di stringersi  in una unione: l'Unione Comunista Anarchica Italiana. no dei punti focali delconvegno fu proprio il dibattito sulla stampa; in quel frangente  ricompariranno le figure di Molinari e della Giacomelli, che ai primissimi del 1919 hann già concordato con altri compagni di Milano, e non solo, di proporre alla prima occasione non soltanto il giorale nazionale, maaddirittura il quotidiao nazionale. Essi portano a Firenze questa idea con molta forza e convinzione.Viene allora diffusa all'interno del movimento una circolare per spingere i gruppi ed i militanti a patecipare attivamente alla sottoscrizioe. Nel clima del 1919, con le forze in crescita, l'iniziativa fu accolta con vero entusiasmo. Le nuove leve ebbero un'importanza notevole in quel periodo.

Il 9 ottobre 1919 venne pubblicata la “Circolare-Annuncio” della redazione del quotidiano e cominciarono ad arrivare i fondi raccolti: alla partenza “Umanità Nova”, poté contare su una cassa di circa 200.000 lire e il 26 febbraio 1920 uscì il primo numero di «Umanità Nova».

4 pagine, edizione serale, 10 centesimi di costo. 9000 copie la prima tiratura ma nel giro di un mese salì a 40.000 che salirono a 50.000 nei momenti più caldi, e se non se ne stampò di più, fu per la penuria di carta. Il giro di cassa superò il milione di lire. Un successo enorme, dunque, che si rifletté non solo sul movimento anarchico, ma su una più vasta area di sinistra che era ormai contigua al movimento e vi rimarrà per parecchi mesi, finché la situazione, con il fallimento dell'occupazione delle fabbriche, non prenderà tutt'altra piega. La linea politica e l'audacia degli anarchici nelle lotte li fecero crescere in termini numerici e di peso. Se al Congresso di Firenze del 1919 erano convenuti 145 gruppi, nel luglio del ‘20, a quello di Bologna aderirono circa 700. In campo sindacalista l' USI da 58.000 tesserati alla fine del 1918 passò a 180.000 nella prima metà del 1919 e a 300.000 l'anno dopo. In campo Confederale gli anarchici riuscirono a prendere ai riformisti segreterie strategiche come quella della FIOM di Torino.

Fu un momento di eccezionale fortuna per l'anarchismo italiano, al quale contribuì non poco il quotidiano. Questa grande incisività si manifestò ulteriormente nel corso dell'imponente movimento delle “occupazioni delle fabbriche” da parte delle maestranze. Basti scorrere le pagine del quotidiano, settembre 1920, per avere un'idea della grande attività degli anarchici nelle fabbriche e nelle officine occupate e gestite dai lavoratori. 

La repressione non tarda ad arrivare e in ottobre venne arrestata la redazione di «Umanità Nova» quasi al completo, mentre centinaia di arresti e perquisizioni vennero effettuate in tutta Italia contro gli anarchici ed i sindacalisti rivoluzionari. Immediatamente dopo sarà la volta dell'USI ad essere decapitata con l'arresto di tutto il Consiglio Generale. La polizia, però, non riusciva a capacitarsi di come il giornale potesse ancora uscire tutti i giorni, con la redazione al completo in galera. Nella rete non era caduto Gigi Damiani, che dalla clandestinità aveva contattato elementi rimasti fuori dall'ondata repressiva e creato una rete che gli permetteva di spostarsi in continuazione. In questo modo compilava il giornale, che poi raggiungeva Milano dove veniva regolarmente stampato. 
Il 29 febbraio 1920 a Milano, presso la palestra delle scuole di Porta Romana, indetto dalla Lega Proletaria mutilati e invalidi di guerra, ci fu un comizio al quale avrebbero preso parte i rappresentanti della sinistra e del sindacalismo, tra i quali gli anarchici Errico Malatesta e Pasquale Binazzi e Armando Borghi per l'USI. Ma la pacifica dimostrazione si rivelò una tragica anticipazione dell'offensiva squadrista e statale dei due anni seguenti. Infatti, i manifestanti vennero ripetutamente caricati dai carabinieri che, facendo pure fuoco coi moschetti su un tram con a bordo alcuni manifestanti, fecero due morti e cinque feriti. Affiancando i fascisti alle forze dell'ordine, la consistenza delle testate del movimento anarchico passò così da 28 nel 1921 a 3 nel 1926. 
La vicenda di “Umanità Nova” (prima quotidiano a Milano con le pubblicazioni interrotte in concomitanza dei fatti del Diana, poi a Roma dove esce a periodicità settimanale e varia fino alla chiusura definitiva nel 1922) è puntualmente seguita e documentata con uno speciale dossier della direzione generale di Pubblica Sicurezza: per il fatto che si tratta della realizzazione di un progetto editoriale ambizioso diretto da Malatesta, per il grande successo ottenuto dalla sottoscrizione che ha preceduto l'uscita del primo numero (135.000 lire i “fondi raccolti nel Regno” al gennaio 1920) e dalla prenotazione delle copie con pagamento anticipato (lire 6 per 100 copie), per il grande battage pubblicitario fatto anche di lotterie e feste alle case del popolo e per la costituzione ovunque di “Comitati pro – Umanità Nova”. 
L'atto finale è la denuncia da parte della questura di Roma contro venti fra ex-redattori, corrispondenti, membri del consiglio di amministrazione di “Umanità Nova”. A ciò si aggiunse: il sequestro di un notevole plico di corrispondenza, di opuscoli e materiale di propaganda; la confisca della cassa del giornale: 5.700 lire italiane, 300 marchi, 20.000 corone e del conto corrente presso il Credito Italiano con una disponibilità di 71.328 lire; il sequestro di tutti i registri contabili. Una situazione analoga si era verificata anche a La Spezia, dove le camicie nere avevano letteralmente distrutto la tipografia ed incendiata l'amministrazione de “Il Libertario” e a Pisa con “L'Avvenire Anarchico”. Il 28 ottobre 1922 Vittorio Emanuele III affida l'incarico di formare un nuovo governo a Mussolini. 
"Umanità Nova" spiega così la scelta di affidare l'esecutivo al capo delle camicie nere"La borghesia, minacciata dalla marea proletaria che montava, incapace a risolvere i problemi urgenti della guerra, impotente a difendersi coi metodi tradizionali della repressione legale, si vedeva perduta ed avrebbe salutato con gioia un qualche militare che si fosse dichiarato dittatore ed avesse affogato nel sangue ogni tentativo di riscossa" L'imbroglio parlamentare, 21.07.1922. Umanità Nova, ritiene i socialisti tra i responsabili dell'ascesa politica del fascismo:Piuttosto l'avvento del Fascismo deve servire di lezione ai socialisti legalitari, i quali credevano, e ahimè! credono ancora, che si possa abbattere la borghesia mediante i voti della metà più uno degli elettori, e non vollero crederci quando dicemmo loro che se mai raggiungessero la maggioranza in Parlamento e volessero - tanto per fare delle ipoteri assurde - attuare il socialismo dal Parlamento, ne sarebbero cacciati a calci nel sedere!» Mussolini al potere, 25 novembre 1922. 
Il 30 ottobre 1922, subito dopo l'occupazione fascista di Roma, i locali in via Santa Croce vengono invasi e devastati. Dopo tre settimane di sosta forzata, il 22 novembre trovata una tipografia disposta a stampare il giornale, e mentre imperversa la furia devastatrice delle camicie nere, esce il numero 196 di "Umanità Nova". Sarà l'ultimo. Terminata, forzatamente, l'esperienza italiana, «Umanità Nova» rinasce negli USA (Brooklyn) nel 1924-25. 
Vengono pubblicati 18 numeri con il direttore Maris Baldini, pubblicista. La lotta al fascismo e la campagna per la liberazione di Sacco e Vanzetti rappresentano altri due aspetti di cui Umanità Nova si fa fortemente carico. Numerosi gli interventi con articoli ed analisi sulla situazione italiana e sul ruolo degli anarchici in quella fase: importanti ed interessanti alcuni scritti di Camillo da Lodi (pseudonimo di Camillo Berneri), A. Borghi, Luigi Fabbri ed altri. L'edizione americana del giornale trova subito un largo consenso nella numerosa colonia degli esuli, ne è prova il completo esaurimento delle copie già dai primi numeri. Due numeri unici di Umanità Nova vengono pubblicati in Argentina (Buenos Aires) nel 1930 e nel 1932. Dal 20 ottobre 1932 al 15 aprile 1933 a Puteaux, vengono pubblicati 10 numeri di Umanità Nova: Camillo Berneri ed Antonio Cieri, e con loro numerosi esuli libertari, sono gli artefici della rinascita del giornale, quindicinale, che vive alterne vicende legate alla repressione del foglio da parte delle autorità francesi. Il respiro internazionale di Umanità Nova abbraccia soprattutto la Russia e la Spagna, in una nuova condizione sociale ed in una nuova fase.
Umanità Nova nasce con la volontà di essere un giornale con orizzonti internazionali che apra una finestra sulle lotte operaie in ogni paese. I primi mesi del 1933 è denso di avvenimenti d'importanza internazionale e a gennaio avviene una rivolta anarchica in Spagna che si conclude con l'arresto, la tortura e l'assassinio dei ribelli della FAI (la Federazione Anarchica Iberica) e in Germania Hitler va al potere con conseguente imbavagliamento della stampa, restrizione della libertà d'associazione e repressione degli oppositori. In un momento così importante e delicato della vita sociale, U.N. in esilio sarà costretta ancora una volta a cessare le pubblicazioni per ordine dell'autorità francese. La Protesta vive tre soli numeri: l'ultimo porta la data del 28 marzo 1933.Il giornale riapparirà, coronando il sogno di Camillo Berneri, clandestino nel 1943.
La seconda guerra mondiale e la Resistenza.

Risorgiamo: con questo titolo, dopo un ventennio di forzata assenza, il 10/09/1943 U.N. riprende in clandestinità le pubblicazioni. Esce nuovamente tra il settembre 1943 e l'ottobre 1944 con gli articoli, redatti non per semplice solidarietà alla lotta di una soggettività oppressa, ma con lo scopo politico di esortare alla lotta antifascista. Il monito a “nulla abdicare” della lotta partigiana viene dalla Lettera aperta alle donne, quasi un manifesto politico.  

Quali altre pubblicazioni c'erano in quel periodo?

 

"La ricostituzione dei partiti, le manifestazioni di piazza e la libertà di stampa continuavano ad essere proibite e represse. Dal sentire collettivo, determinato da questa situazione, e della crescente rivendicazione operaia dell'uscita dalla guerra, reclamata dai grandi scioperi che avevano bloccato le fabbriche a Napoli dal 17 al 20 agosto '43, si riscontrano in tutti gli organi di stampa del fronte antifascista: dal comunista "UNITA'" al socialista "Avanti!", dall'azionista "L'Italia libera" all'anarchico, Umanità Nova. Ulteriori elementi di analisi e indicazioni concrete si ritrovano anche nell'articolo Fascisti e nazisti all'opera, assai interessante anche perché rovescia l'accusa di tradimento utilizzata dalla propaganda nazifascista: «I capi fascisti, responsabili della rovina d'Italia, approfittando della debolezza a loro riguardo dimostrata dal governo Badoglio, hanno potuto rifugiarsi in Germania dai (...) nazisti, assassini del popolo tedesco, da dove diramano a mezzo radio l'ordine agli squadristi italiani di aiutare in tutti i modi i tedeschi che sono in Italia, allo scopo di far riconquistare al fascismo il potere (...) Non esiste nella storia un esempio di più vile tradimento a danno del popolo italiano, ridotto in gran parte senza casa e privo di tutto.»

Con il crollo del fascismo (luglio 1943) ed il successivo armistizio (settembre 1943), edito sotto la gestione della F.A.I., fu subito contrassegnato, nella sua impostazione, da molte delle caratteristiche del pensiero libertario: organizzazione interna non definita in termini assolutamente rigidi, ma vincolata ai mandati congressuali, che ne stabilivano anche le figure redazionali fisse; individuazione di una rete estesa di collaboratori frequenti; possibilità di ogni lettore di interagire con il giornale, tanto che un numero consistente degli articoli pubblicati sarà opera proprio di occasionali collaboratori; assoluta libertà circa gli argomenti da trattare e, soprattutto, riguardo al contenuto; diffusione affidata in gran parte alle capacità dei militanti. Interessante è il dato inerente alla diffusione, anche se ricostruito con molta difficoltà. La diffusione del giornale fu correlata sia al tradizionale radicamento sociale degli anarchici sul territorio sia alle diverse fasi dell'evoluzione della situazione politica e sociale italiana. Con una certa approssimazione, possiamo constatare che da una tiratura di circa 13.000 copie del 1944, questa salì ad una media di 15.000/16.000 copie a numero, fino ad arrivare ad un massimo di 18.000, quota toccata nel 1946, per poi scendere progressivamente fino alle 10.000/10.500 copie dei primi anni '50; la maggior parte dei proventi (circa il 60%) era data dalla vendita diretta, mentre gli abbonamenti non superavano il 15% delle entrate; le zone di maggior diffusione erano: Toscana, Lazio, Emilia-Romagna. 

Nel 1945 inizia la pubblicazione a scadenza settimanale che prosegue ancora oggi dopo la caduta del fascismo. Dopo il 25 aprile 1945 diviene punto di riferimento per la ripresa del movimento e nelle sue pagine è scrita la storia di questi ultimi decenni: dalla contestazione globale al 1968, dalla controinformazione sulle stragi di stato alle battaglie per la liberazione dei compagni arrestati, dal radicamento della componente libertaria anarcosindacalista degli anni settanta alle battaglie antimilitariste, alla sopravvivea degli ultimi anni ottanta e, fino ai nostri giorni, unico settimanale della sinistra rivoluzionaria che dimostra una continuità di impegno sociale.  

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 26 Aprile 2019 16:13 )