Il 20 marzo 2017 entra la primavera (in quanto giorno dell'eqinozio) ed è stato scelto dall'ONU come giornata mondiale della felicità. Un valore importante da comnicare alle nuove generazioni come risorsa e bene utile a tutti gli esseri umani.
Eccovi la storia e la classifica degli stati più felici nel mondo: la ricorrenza è stata fissata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ovvero l’Onu il 28 giugno 2012. In tale giorno gli stati membri, le organizzazioni del sistema delle Nazioni Unite, gli organismi regionali ed internazionali nonché le organizzazioni non governative ed i semplici individui vengono invitati a celebrare la festa della felicità con attività educative volte alla consapevolezza pubblica. Il paese pioniere nella ricerca della felicità è il Buthan in quanto, fin dal 1970, ha riconosciuto la supremazia della felicità sul reddito.
Classifica
Secondo il Word Happiness Report 2017 la Norvegia è al primo posto nella classifica degli Stati più felici. L'Italia, purtroppo è solo al quarantottesimo posto dopo l’Uzbeskistan ma prima della Russia. L’Italia però ha un primato ovvero è tra i dieci paesi con la maggiore diminuzione di felicità dal 2005 al 2015. Il motivo è stato la forte crisi economica che ancora ci fa soffrire.
Primissimi in classifica oltre i norvegesi che hanno scavalcato i danesi, ci sono gli islandesi e gli svizzeri. I criteri di valutazione sono ovviamente la libertà, la generosità delle donazioni, la salute, il reddito e soprattutto sentirsi soddisfatti del proprio governo. Gli Stati Uniti, infatti, sono al quattordicesimo posto per cui la qualità della vita peggiora di anno in anno forse a causa del declino del sostegno sociale e della corruzione.
3 Aforismi da dedicare:
- La felicità e la pace del cuore nascono dalla coscienza di fare ciò che riteniamo giusto e doveroso, non dal fare ciò che gli altri dicono e fanno (Aforisma di Ghandi),
- Il segreto della felicità non è di far sempre ciò che si vuole, ma di voler sempre ciò che si fa. (aforisma di Tolstoj),
- Nessuno può farti sentire infelice se tu non glielo consenti. (Aforisma di Theodor Roosevelt).
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