La crescita del volontariato: la cura e il dono

Venerdì 06 Dicembre 2013 16:37 Giusi Giovinazzo
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Il volontariato cresce. Questo è quanto emerso da una ricerca compiuta tramite la compilazione di questionari. I processi di trasformazione in atto mettono in evidenza anche l'emersione di un legame tra sviluppo economico, benessere e crescita del no profit; tale connubio è un elemento d'innovazione sociale con forte valenza, efficacia all'inserimento all'interno dei processi di trasformazione socio-economici.
 
 
In tutta la regione toscana emerge un incremento delle associazioni del 10% rispetto al 2012, e quasi 300mila i volontari che prestano servizio nel sociale.
Questi i dati del Cesvot, il Centro servizi volontariato Toscana:
"Ben 1.116 associazioni, pari al 33,45% del totale, lavorano in ambito sociale, 951, il 28.5%, sono invece impegnate nel settore sanitario, mentre 326, circa il 10%, si occupano di cultura. Altre 189 lavorano con la protezione civile, 214 si occupano di difesa e tutela dell'ambiente, 409 sono quelle dedicate al socio-sanitario, 39 alla tutela e promozione dei diritti e 92 al volontariato internazionale. Dal 2005, è stato ricordato, ogni 10 nuove associazioni, 7 scelgono di lavorare in ambito sociale e culturale ma la nuova tendenza è quella di occuparsi dei temi della tutela dei beni ambientali, culturali, della protezione civile e del volontariato internazionale".
Tali dati dovranno essere oggetto di analisi e decifrazione, ma anche considerati in modo grezzo ci suggeriscono qualcosa di importante, ovvero la disponibilità di tempo, energie e intelligenze a una rete sociale sempre più qualificata a supplire all'assenza, all'incapacità di un potere formale, statale sempre più burocratico e perciò distante dalle esigenze reali dei cittadini, anche culturali.
I campi estivi organizzati da Libera nei territori confiscati alla criminalità organizzata registrano un afflusso di studenti provenienti da qualsiasi regione d'Italia, e l'associazione si vede costretta a rinunciare a parte delle richieste. Sul sito di Libera si può leggere: “volontà diffusa di essere "protagonisti" e di voler tradurre questo impegno in una azione concreta di responsabilità e di condivisione”. 
Questa rete sociale, questo agglomerato che scansa il modello urbano e tende a riavvicinare gli sguardi, i contatti umani, è tuttavia una sentinella del disagio istituzionale che il Belpaese vive; la mancanza di credibilità è un pericoloso dato per un'Italia che ancora “deve farsi”. 
Dunque, la società civile, la costituzione di un tipo di soggettività diversa, che trova nel rapporto con gli altri la sua destinazione.
 

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 18 Settembre 2015 16:00 )