L'emozione del teatro della Pergola di Firenze è invadente,immediata, qualsiasi sia il suo allestimento. Si respira una mole storica importante, fatta di tradizioni e progetti. È tra i teatri più antichi d'Italia, e parla la lingua, la cultura di questo stivale sbriciolato, non sempre pronto a sbrodolare i suoi costumi e le sue identità. Su questo vocabolario di concetti il presidente della Fondazione del teatro della Pergola, Marco Giorgetti, parla al pubblico di giornalisti in sala. Sul palcoscenico, varie sedie allineate con i protagonisti del prossimo spettacolo, il Decamerone. L'adattamento teatrale di Marco Baliani è liberamente tratto dall'opera omonima di Giovanni Boccaccio. Stefano Accorsi e il Nuovo Teatro, diretto dal produttore Marco Balsamo, saranno in scena dal 9 al 14 Dicembre.

Lo spettacolo si inserisce nel progetto Grandi italiani: con Boccaccio prosegue l'Ariosto dello scorso palinsesto e si avvia verso il prossimo Machiavelli. Ripescare questi grandi classici della letteratura italiana e metterli in scena vuol dire dimostrarne un'eternità che altro non è se non complessità di inesauribile ricchezza, di eclettica polifonia. La regia di Marco Baliani (e la drammaturgia di Maria Maglietta) ha dovuto fare i conti con la difficile industria del traduttore, che in qualche modo deve tradire la fedeltà linguistica di un testo, di un contesto, per restituirne lo spirito, il senso: rimanere aggrappati alle costole del Boccaccio, a questa “cornocopia di accadimenti” per farne rivivere i motivi. L'idea di teatro, la tendenza che ci si immagina, è quella di un teatro tradizionale, essenziale (si cita una famosa compagnia teatrale romana degli anni '60): il cambio dei personaggi avviene in scena, su cui è parcheggiato un carro-furgone, e gli attori sono istrionici personaggi dalle camaleontiche vesti. Il Mastro di Brigata, il fedele, la generosa, la giovine, lo scaltro, l'innamorata tratteggiano il tentativo di evadere, tramite la leggerezza delle parole, dalla Firenze appestata del XIV secolo. Uno sforzo di affabulazione che tinge le novelle (sette sono quelle messe in scena) di un romanticismo tutt'altro che aleatorio: l'amore è una relazione incarnata, ad ampio raggio e va dal grottesco al sublime, dallo sconcio, dall'erotico al platonico.
Qualsiasi sia la causa esterna, la peste bubbonica di Boccaccio o l'invasione napoleonica di Goethe, la delusione del mondo, del vivere in questo mondo, ci costringe a immaginare altre collocazioni, altri scenari, altre modalità di rapportarci. L'arte non pretende di farci risalire la gradinata del Truman show, non pretende di cambiare il mondo -procede il regista- ma tenta di farlo apparire meno terribile. La parola condivisa, il racconto, con una carica emancipativa, son capaci di raggirare la pesantezza del mondo e farla rivivere nell' (insostenibile) leggerezza dell'essere, del dono, del gioco. Contro la necessità, la libertà, anche nel senso meno aulico del termine. L'irriverenza, il riso scavalcano i falsi miti di una civiltà che crede di prendersi troppo sul serio; nel clamore di questa derisione avviene la catarsi, il riconoscimento di un gioco che funziona con le pedine geografiche dell'Italia, con i suoi vizi e le sue virtù. In questa consapevolizzazione, l'arte è strumento per concentrarci e distrarci da quello che siamo, per focalizzare e prospettare ciò da cui partiamo e verso cui vogliamo avviarci. Cioè, impara l'arte e mettila da parte. La voce narrante e il ritmo “popolare colto”, nel miasma della corruzione e del degrado, ci ricordano una possibilità di cambiamento, che non puo' non esser inaugurata da noi stessi, da questa libera iniziativa. Tradurre Boccaccio agli occhi degli spettatori del XXI secolo vuol dire offrire una possibilità da cui risalire (e in cui immergerci): i tesori della nostra Italia, che siano letterari o parlino di arte in senso lato.
adattamento teatrale e regia diMarco Balianidrammaturgia Maria Magliettascene e costumi Carlo Saladisegno luciLuca Barbatiassistente scene e costumiRoberta Monopoliaiuto alla regiaMaria Magliettadatore luci Michele Vittorianomacchinista Stefano Pommellasarta di scena Giulia Belardiorganizzazione Marco Balsamoresponsabile produzione Walter Tassoneamministratore di compagnia Giulia CarlacciniPROGETTO GRANDI ITALIANI: Ariosto ORLANDO FURIOSO, Boccaccio DECAMERON, Machiavelli IL PRINCIPEdi Marco Baliani, Stefano Accorsi, Marco Balsamo.
| Share |
| < Prec. | Succ. > |
|---|
