“Il gioco dell’amore e del caso”

Giovedì 19 Aprile 2012 19:18 Simone Rebora
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Martedì 24 aprile il Teatro della Pergola ospiterà la prima nazionale de Il gioco dell’amore e del caso: “sarà un momento storico” afferma il direttore Marco Giorgetti, occasione per presentare al pubblico la prima produzione autonoma della Fondazione Teatro della Pergola.

Scegliendo l’opera settecentesca di Marivaux, che si lega alla tradizione della comédie italienne, il Teatro conferma quella vocazione secolare, di “laboratorio sperimentale” per la lingua e la tradizione letteraria italiana. La splendida giostra “dell’amore e del caso” è infatti in primo luogo una raffinatissima costruzione linguistica: una critica sociale che, sfruttando le potenzialità intrinseche della parola, analizza a fondo e rivela i meccanismi sottesi al conflitto tra le classi sociali.

Una non piccola difficoltà, adattare i sottintesi di questo testo “storico” alla sensibilità dello spettatore contemporaneo. Ma nel superare l’impasse, la Pergola conferma ancora una volta la propria vocazione letteraria e autoriale, affidando la versione e adattamento a Giuseppe Manfridi. Il sottile slittamento semantico attuato, sfrutta l’ipotesi di una fusione societaria per rendere più comprensibili le logiche sottese all’intreccio – originariamente basato sull’antitesi servo/padrone. Ma il gioco non scavalca mai la genuinità del testo, conservandone appieno le potenzialità e tentando di mimarne al meglio la pregnanza linguistica.

Piero Maccarinelli racconta poi il suo progressivo avvicinamento all’opera di Marivaux, che nasce da un precedente adattamento dei “Frammenti di un discorso amoroso” di Roland Barthes. Questa “semiologia del discorso amoroso”, proprio nella sua straordinaria innovatività, lo ricondusse infine al “Gioco” di Marivaux, come esempio “ante litteram” di quella semiologia, applicata direttamente all’interno del testo teatrale.

Un gioco quindi ancora una volta linguistico, che si avvale della scenografia “d’autore” di Giacomo Costa proprio per esaltare i dialoghi e gli intrecci umani. Sullo sfondo di una natura impassibile (ma attenta osservatrice) due semplici porte e quattro seggiole ci restituiscono il capolavoro settecentesco “nella sua più pura atemporalità”, un “meccanismo teatrale perfetto” che supera qualsiasi distanza storica.

Come e quanto il meccanismo funzionerà, sarà il pubblico a deciderlo, nella serata di martedì 24.

Per DEApress, Simone Rebora

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 25 Aprile 2012 18:21 )