Ci troviamo nell'epoca d'oro del femminismo?

Lunedì 22 Settembre 2014 00:26 Salvina di gangi
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Pervase da un sordo senso di impotenza, ci accingiamo a capire chi siamo. In una strada costellata da ingiustizie e denigrazioni. Troviamo ancora faticosamente il nostro posto nel mondo, che nella maggior parte dei casi non ci viene riconosciuto, o comunque costantemente minacciato.

Ma non abbiamo ancora perso la via. Non parlo di quella verso una casa sicura, una famiglia e un partner, di ma quella verso la nostra identità di donne.

Per come lo intendo io, il femminismo non è estremismo, eccesso o un motivo per schierarsi gli uni contro gli altri. Ma piuttosto la ricerca di un’uguaglianza fra generi, anzi, la visione del genere come qualcosa di secondario e relativo, la ricerca di una quotidianità che dovrebbe spontaneamente fluire in ogni lato società. Ma se questo non accade, è giusto lottare perché avvenga.

Leggevo in questi giorni un articolo pubblicato su un giornale statunitense dove si affermava che attualmente ci troviamo nell’ “Era d’oro del femminismo”, questo perché si sta diffondendo la consapevolezza di cosa significhi per uomini e donne avere le stesse opportunità.

L’affermazione veniva giustificata con il nuovo interesse da parte di star dello show business e dei media globali verso questa tematica.

L’attenzione di star internazionali, (come ad esempio Beyoncè) che hanno fatto del femminismo un punto forte della loro immagine, la creazione di iniziative sui social network con risonanza globale come “This is what a feminist looks like” (tradotto: ecco che aspetto ha una femminista) o la nuova consapevolezza che giovani donne sembrano ostentare, sono davvero sufficienti per sancire l’apertura di una nuova era per il femminismo?

In senso teorico si, perché il permeare di un’ideale femminista anche nella cultura popolare è senza dubbio un aspetto importante e determinante. Ma in senso pratico l’uguaglianza fra generi non è così radicata come pensiamo. Basta osservare la cultura islamica dove la visione dei ruoli sociali è senza dubbio impostata sul dominio dell’uomo sulla donna, la quale gode di pochissimi diritti.

Basta pensare a paesi come l’India, dove lo stupro è praticato selvaggiamente e raramente condannato, basta pensare a soprusi compiuti in quasi tutta l’Africa durante le guerre su donne innocenti. Basta pensare ai femminicidi compiuti a casa nostra, in Italia. E la lista degli esempi è purtroppo lunghissima.

Siamo tutti bravi a condividere link sui social network e a ostentare femminismo, ma siamo sicuri che questo basti per considerare istillato nelle persone un sentimento puro e genuino?

La mia risposta è che c’è ancora molto da lavorare su questo fronte, molto da lottare.

In ogni continente, in ogni nazione, in ogni paese, in ogni piazza, in ogni scuola.

Perché si, una cultura di parità di genere deve partire dall’informazione, dalla partecipazione e dall’educazione, specialmente scolastica.

Affermare che il futuro è adesso e che non c’è più bisogno di lottare significa accettare lo stato delle cose attuali e rinunciare al cambiamento.

Nora Mulè

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 30 Settembre 2014 12:38 )