
Esplorando il panorama europeo sl tema delle "Pari Opportunità", ho trovato interessante documentare il caso del Regno Unito, un paese atipico per quanto riguarda il suo sistema governativo e legislativo, che però ha aderito alle direttive europee in merito alle politiche di genere ed è riuscito a costruire un impianto normativo forte e ben strutturato per la tutela dell’ uguaglianza e diritti sociali.
Innanzitutto, è bene chiarire che, nonostante il Regno Unito non adotti legislazioni scritte, ha promulgato atti a tutela contro le disuguaglianze, questi atti sono l’Equal Pay Act del 1970 e il Sex Discrimination Act del 1975. Nel 2010 è stato poi emanato l’Equality Act, che mira a innovare e integrare le normative precedenti, con lo scopo di eliminare ogni tipo di discriminazione e disuguaglianza sociale.
Nell’attuale governo Cameron, l’ambito delle "pari opportunità" è curato da una commissione apposita detta Equality and Human Rights Commission che si occupa di servizi al cittadino e dell’attuazione delle politiche, la quale fa capo al dipartimento ministeriale per la Cultura, i Media e lo Sport.
Per saperne di più, ho deciso di documentarmi tramite internet, essendo il metodo più pratico e accessibile a chiunque desideri conoscere o andare oltre e informarsi approfonditamente. Muovendo i primi passi nel sito della Commissione apposita, si nota immediatamente la chiarezza e la semplicità nell’esposizione dei contenuti: per ogni categoria vengono enunciati i diritti che tutelano l’età, il genere, la razza, il credo religioso, la disabilità e l’orientamento sessuale.
Proseguendo poi con sezioni apposite, vengo a conoscenza sulle possibilità di fare reclamo e eventualmente denuncia, nel caso in cui si sia subito discriminazione di qualche genere. Il sito contiene una linea telefonica di aiuto da contattare per informazioni e chiarimenti, collegata ad un organo di controllo detto Equality Advisory Support Service. Su questa linea vengono spiegate le procedure nel caso si volesse rivolgersi a sindacati o associazioni di lavoratori.
Il Citizen Advice Bureau, un ufficio di reppresentanza del governo, offe un aiuto nel presentare il proprio esposto sul posto di lavoro e di rappresentanza nel caso di denuncia alle autorità. Centri legali e associazioni locali aiutano a orientarsi e a conoscere i propri diritti.
Infine, a completare il tutto, l’ Advisory Conciliation and Arbitration Service (ACAS) sostiene il cittadino sul posto di lavoro, per aiutare a risolvere controversie legate a vari tipi di discriminazione.
Un ampio sistema di consultazioni, interpellanze e inchieste da parte del governo e di associazioni private permette un valido controllo sull’operato della commissione, integrato da un forte potere legale, rispecchiato da team di avvocati esperti nel settore, disponibili a occuparsi direttamente del caso della persona.
L’impressione che ho avuto è stata quella di un’organizzazione efficiente e vicina alle persone, una impianto moderno, che in Italia a mio avviso, non è ancora lontanamente immaginabile.
Il mio entusiasmo per questo efficiente sistema si è però affievolito quando ho aperto il sito del parlamento inglese e appreso le effettive percentuali di donne presenti: nell’House of Lords sono il 16 percento e nell’House of Commons il 19.
Comunque, nonostange tutto ciò, tra i Ministri del governo Cameron (nel 2014), le donne sono appena 3.
Nora Mulè
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