Il tema dell’interruzione volontaria di gravidanza ha incontrato in Italia problematiche imponenti, che vanno dalla mancanza di una legislazione che permettesse questa pratica, agli accesissimi dibattiti pro e contro aborto, fino all’opposizione di movimenti religiosi e non.
Nel nostro paese, permeato da una tradizione cattolica e a tratti conservatrice, è sempre risultato difficoltoso trovare un’uniformità di visioni, che potesse condurre a un’univoca posizione sull’argomento.
La legge 194 del 1978, che all’epoca legalizzò l’aborto in un clima di tensioni politiche, ostacoli e polemiche, sembra aver amaramente riscoperto ostilità e intralci nella sua attuazione.
Simbolo di questa tendenza è il crescente numero di medici e infermieri obbiettori di coscienza negli ospedali italiani:secondo gli ultimi dati rilasciati dal ministero della Salute relativi al 2012, il tasso di obiezione di coscienza per i ginecologi è pari al69,3. Al Sud in particolare i dati sono impressionanti con 88.4% in Campania, 87.9% in Molise, 85.2% in Basilicata, 84.6% in Sicilia, 83.8% in Abruzzo.
Contro i numeri ufficiali si scaglia però la Libera associazione italiana ginecologi per l’applicazione della legge 194/1978 (Laiga), che denuncia invece una percentuale pari al 91,3% di medici obbiettori.
Fa riflettere il ricorso accolto dal Consiglio d’Europa sull’eccessiva presenza di obbiettori di coscienza negli ospedali italiani, presentato della Laiga, che ha condannato il nostro paese per “violazione dei diritti delle donne”, in quanto la percentuale di obiettori è troppo alta perché una donna possa abortire senza ostacoli.
Ancora più allarmante, è il conseguente fenomeno degli aborti clandestini: terribile ritorno dopo il buio gli anni ’70, costringe le donne a mettere in pericolo la propria vita, istigandole all’omertà e all’illegalità, oltre che gravissimi rischi per la salute.
Ventimila gli aborti illegali calcolati dal ministero della Sanità con stime mai più aggiornate dal 2008, quarantamila, forse cinquantamila quelli reali. Settantacinquemila gli aborti spontanei nel 2011 dichiarati dall'Istat, ma un terzo di questi, frutto probabilmente di interventi "casalinghi" finiti male. Cliniche fuorilegge, contrabbando di farmaci: sul corpo delle donne è tornato a fiorire l'antico e ricco business che la legge 194 aveva quasi estirpato.
Questo è il destino riservato alle donne meno abbienti che non possono permettersi un aborto in una clinica o all’estero e sono costrette a metodi pericolosi e dolorosissimi, perché magari non dispongono dei mezzi necessari per crescere un figlio. Ma è ormai appurato che donne di ogni ceto sociale sono costrette a utilizzare mezzi illegali per interrompere una gravidanza.
Il nostro paese sembra aver ormai imboccato la strada verso la negazione dei diritti dei suoi cittadini, a discapito così della loro salute e del loro benessere.
Togliendo alle sue donne la possibilità di trattamenti sanitari che dovrebbero essere garantiti e, soprattutto, negando loro la possibilità di una scelta.
Nora Mulè
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