Salvario: un disco di umanità fragile

Mercoledì 06 Maggio 2026 11:53 Silvio Terenzi
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Salvario
"Fragili Meravigliose Città"

COVER SALVARIO 2

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Il dietro le quinte del grande rumore di città. Il frstuono di infinite singolarità. Qui trova la pace il suono nuovo di Salvario, un disco che rtroviamo anche in vinile, scritture delicate di armonie maggiori e di soluzioni digitali che rendono giustiza alla fragilità di chi siamo e di chi stiamo diventando. Si intitola "Fragili Meravigliose Città"... e da qui il manifesto prende direzioni interessanti. Culla questo disco...

Due bei featuring in "rosa"... sempre curiosi di conoscerne la genesi e da cosa venga guidata la scelta...
È un disco d’apertura, in cui ho voluto sperimentare e percorrere strade nuove. Non a caso ho lavorato con diversi produttori in vari studi di registrazione in giro per Torino, mettendomi alla prova anche con la co-scrittura. In questo percorso, ho sentito il desiderio di condividere due brani con altre interpreti: due voci bellissime e carismatiche. Ritorno a casa vede la partecipazione di Anna Maria Stasi dei CFF: è un brano che parla delle mie origini pugliesi e la scelta di collaborare con una band che è sempre stata un mio riferimento è stata naturale. L’altro brano è Satelliti, cantato con Irene Buselli: è una cantautrice che stimo molto e che sta facendo un bellissimo percorso.

Ma dunque siamo città e non isole, come si dice sempre? Siamo affollati e caotici?
Ho cercato di raccontare storie costruite attorno ai meccanismi, alle dinamiche e alle sensazioni che si provano vivendo in un contesto urbano. Non sono andato lontano dal mio vissuto: vivo a Torino, una città elegante e culturalmente attivissima, che ha influenzato profondamente questo disco corale attraverso i suoi musicisti, i produttori e gli studi. Quindi sì, ho costruito attorno a me una piccola città, mettendoci dentro le mie fragilità, i dubbi e la meraviglia di riscoprire il desiderio di fare musica.

E la fragilità, per te, dove si manifesta principalmente?
La fragilità mi appartiene da sempre, credo sia legata alla mia timidezza. Mi sento spesso fuori luogo e tendo a restare in disparte, esponendomi solo quando è strettamente necessario. Per questo amo i giochi di squadra, che sia nello sport o nella musica: mi danno la motivazione giusta per esprimermi, dire la mia sulla visione del mondo e sentire di poter dare un contributo. C’è stato un momento della vita in cui mi sono sentito a pezzi, ma per fortuna sono rimasto a galla anche grazie alle canzoni.

E questa copertina è la sintesi di tutto questo? In che modo?
La copertina rappresenta la città che ho interiorizzato e che ha dato vita a questo concept. L’idea iniziale era proprio questa e il lavoro grafico di Claudia Altavilla (Vroom Agency) ha centrato esattamente quello che avevo in testa. Mi rappresenta bene e sintetizza il senso del disco: una persona che raccoglie il proprio vissuto, fino a svanire e diventare quel vissuto stesso.

"Almodovar" mi ha colpito... ha un piglio decisamente retrò, fine anni '90... vero?
È possibile. Le mie influenze attingono molto dagli anni '90, la musica con cui sono cresciuto e mi sono formato. A molti quel brano ricorda i Tiromancino: onestamente non ci avevo pensato in fase di scrittura, ma a mente fredda credo sia un paragone azzeccato. È un accostamento che non mi dispiace affatto, anzi, li apprezzo molto, soprattutto il periodo con Riccardo Sinigallia, un artista e produttore che stimo molto.

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 06 Maggio 2026 11:58 )