Michelangelo Giordano
L'esordio si intitola "Le Strade Popolari"
Da Sanremo alle strade della sua provincia
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Sanremo 2015. In vetta alla classifica per entrare tra i giovani della più importante rassegna televisiva della musica italiana. Eppure Michelangelo Giordano è stato rispedito a casa. Non contento il giovane cantautore calabrese impacchetta Sanremo e lo spedisce sul banco degli imputati. Ma questa è tutta un'altra storia. Parallelamente scrive, canta, suona e registra, accompagnato alla produzione di Stefano Pulga da vita ad un cofanetto che riproduce con fedele romanticismo il tuo tempo e quello della sua provincia. Fa il suo esordio, vince il suo personalissimo Sanremo e intitola tutto questo "Le strade popolari". Metaforicamente lo vedo arrampicato sul cornicione, sui tetti, come i gatti, come canta nella bellissima "Lungo il cornicione" che probabilmente rappresenta il leitmotive protagonista di tutto questo lavoro. Guarda il mondo, ne decanta pregi ma spesso ne denuncia i difetti e non è stanco e non è rassegnato. Dall'alto dei tetti della sua piccola città vede la gente, vede le case, vede l'Italia intera, quella della crisi e quella della magia, quella degli amori e quella della storia grande che studiamo sui libri.
Secondo te vivere e crescere tra le “strade popolari” di questa Italia, oggi, restituisce più etiche e più valori che le grandi città stanno uccidendo dietro all’industrializzazione?
Sicuramente sulle strade popolari si avverte quel calore umano che, invece, la frenesia della società attuale ha raffreddato soprattutto nelle grandi metropoli. La musica con influenze popolare è un ottimo strumento di aggregazione. Durante i concerti di musica etno-folk la gente ha voglia di stare insieme, di abbracciarsi e di ristabilire un contatto fisico.
Sanremo è storia di ieri. Che artista e che uomo hai riportato a casa da quell’esperienza?
Chi ascolta il mio disco può notare che non amo assolutamente piangermi addosso, ma preferisco reagire dinnanzi alle avversità. Quello che è accaduto mi ha reso ancora più forte e determinato. C’è un sistema sbagliato che va affrontato e denunciato. Purtroppo ultimamente gl’italiani un po’ per stanchezza, un po’ per rassegnazione, hanno subito in silenzio le ingiustizie e gli abusi di potere. Bisogna urgentemente archiviare la pericolosissima frase: “purtroppo in Italia le cose vanno così”; dobbiamo reagire e riprenderci la nostra Italia.
In rete gira il suo primo singolo in un video che in tutta verità non ci piace molto e non raffigura lo spessore e la qualità di un cantautore che, per tutte la tracklist di questo disco, sa come regalarci gusto e maturità, bella canzone italiana presa per mano, di tanto in tanto, anche un cantato in dialetto. Si intitola "Chi bussa alla mia porta" ed ecco una bella raffigurazione, fresca e assolutamente giovanile, della crisi, dei giovani, del vivere il presente. Belle carte da giocarsi contro gli imputati del grande Festival. Qualunque sia il finale, la guerra per l'arte e l'espressione è appena cominciata.
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