E' la poesia del mondo che forse si ferma per un attimo, quando ad abbassare la presenza nella festa della vita, un artista va via e rimane in quel momento atroce un vuoto, un dubbio, una speranza. Spesso, troppo spesso negli ultimi tempi succede di vedere abbandonare quelle persone che, in un modo o nell'altro hanno reso migliore la vita, di noi italiani, di noi che non cerchiamo solo tablet, zumba o saggezze varie da terre dell'altroquando. E' così anche la penna della vita di Claudio Abbado, di questa vita terrena, è smessa, forse spezzata come quella di Fitzgerald, come quella di Visconti o di Mahler. Di un elenco infinito di sembianze terrene che diventano qualche cosa di concrerto, sia essa la musica o il teatro, o il cinema, o la corsa verso un istinto primario di piacere. Abbado ha saputo ricorrere alla vita come espediente naturale per raccontare una grandissima storia di fardelli pesanti, di eredità paterne molto forti e di una profonda ricerca interiore che non ha mai gabbato nessun riccioluto angelo adamantino. Per Abbado dirigere, soprattutto fare musica era cosa naturale, così come capita a un biciclettista di prendere la bicicletta e partire da ponente per arrivare a levante come se nulla fosse. La sua presenza vagamente ondulante di persona coerente con un passato politico di militante comunista, lo ha reso sempre insospettabile in una patria dove oramai, quasi niente non è sospettabile. Il suo modo garbato di insegnare la musica, di insegnare a far suonare assieme tanti giovani musicisti, con un fare didattico ineccepibile lo ha reso degno di essere ricordato come uno che non aveva nessuna voglia di calarsi le braghe per scendere a livelli di bassa umanità. Quando l'altro giorno, dopo aver letto la notizia che la sua ultima grande creazione, quel gruppo cameristico di giovani che è la Mozart, avrebbe cessato le attività, probabilmente la vita terena di Abbado si era già da tempo esaurita. Non sarà il dolore della dipartita cattolica a renderlo immune da tante stroppiature gratuite fatte da persone incolte e poco inclini a comprendere la immensa ricerca interiore di un uomo. Ora, nel tempo che sarà, in quel tempo che ci separa dalla ricercatezza di sponde più serene e più umane, ci accompagneranno i silenzi sonori della sua musica, potente e infinita come infinita era la curiosità di un uomo nato musicista da padre musicista. Non più figlio ma tempo che scorre in una memoria che non ha pari.