La lettura veloce e creativa

Giovedì 31 Maggio 2012 10:00 Simone Rebora
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“C’è un tempo di leggere e un tempo per leggere”. È partendo da questa distinzione che Maurizio Barbarisi imposta il suo agile (ma denso) manualetto La lettura veloce e creativa (Gremese Editore), presentato sabato 26 maggio alle Giubbe Rosse.

Storceranno un poco il naso gli amanti dei buoni libri nel vedere lo storico Caffè Letterario lasciar spazio a una pratica che di letterario sembra avere ben poco. Ma come si diceva, il tempo di leggere (qualche minuto, o pure pochi secondi, per questo stesso articolo…) non coincide necessariamente con il tempo che ogni giorno dedichiamo al piacere della lettura. E secondo Barbarisi, una lettura veloce può comunque essere creativa.

Parliamo spesso di creatività: per il poeta che versifica suoni e immagini, per il romanziere che ci sorprende con le più repentine svolte narrative; ma difficilmente ci immaginiamo un “lettore creativo”, che neppure avrà il tempo per liberare il suo estro in un’interpretazione drammatica, perché costretto a leggere “velocemente”. E su questo Barbarisi è molto chiaro: una lettura veloce non deve compitare tutte le sillabe, ma deve individuare il giusto tempo che la mente impiega per comprendere il significato di una parola (o di una struttura di parole) per passare subito oltre. L’esercizio è complesso e necessita di una preparazione molto dettagliata: nella mente e nel corpo, nei movimenti impercettibili degli occhi e nella respirazione; ma i risultati potranno davvero sorprenderci, come nell’esempio paradigmatico del lettore che legge il giornale scorrendo unicamente la parola centrale di ogni sua colonna.

“Creativo” sarà quindi il lettore veloce, nel senso che il suo esercizio non sarà una semplice computazione, ma una “ricreazione” del significato del testo. E “ricreativo” sarà infine il suo esercizio, perché Il piacere del testo resterà comunque vivo – seppure in una maniera un po’ diversa da quella intesa da Roland Barthes.

Barbarisi ci introduce a un mondo che risente fortemente della “tecnologizzazione” in atto, dove la lettura veloce, da consumarsi nello spazio di tre click, sta sempre più subissando le oceaniche narrazioni dei grandi libri del passato. “Navigare” è oggi il verbo dominante, anche nella lettura, che diviene così un percorso, un’esplorazione creativa lungo i nodi della significazione. Ma troppo spesso il tragitto sfocia in un vagabondare, e il senso riposto del testo si perde nel rumore crescente. Barbarisi ci porta l’esperienza diretta di questo mondo (con il suo blog http://briciolanellatte.com/), nella fiducia che anche questa mutazione – dopo la nascita della parola, della scrittura e della stampa – sia solo un nuovo passo nell’evoluzione “tecnologica” dell’intelligenza umana.

Per DEApress, Simone Rebora

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