Si può elaborare il dolore attraverso gli istanti di felicità delle persone? Sembra quasi un piccolo-grande dilemma che Valerio Millefoglie pone al lettore, cosciamente o incosciamente. Le sue storie di felicità, la sua voglia di sopravvivere all'enorme dolore della perdita del proprio padre (per i maschi è una ferita che si può sanare solo con una lunga sofferenza ed un riconoscimento del proprio ruolo maschile) diventanto come il famoso "balsamo di tigre" che qualche anno fa si utilizzava per alleviare i tanti dolori muscolari che appartengono alla voce dell'animo che si esprime nella pelle. L'attimo in cui siamo felici (Einaudi Stile libero 180 pag. € 13,00)è un romanzo si ma è anche un libro d'iniziazione, a volerci più bene certamente e a volere soprattutto bene a quella parte dell'animo che ci fa soffrire perchè ogni perdita corrisponde ad una mancanza e la mancanza provoca uno squilibrio che spesso è difficile da tradurre in gesti o parole. Millefoglie (il suo è un cognome che evoca qualche buon sentimento) sa tessere la rete del dolore condiviso, sa prendere la giusta forza per narrare attraverso le tante voci dell'inconscio, ciò che di sano e di positivo c'è anche in un grandissimo dolore. La sua voce che scrive, che mette insieme tante storie di felicità, porta il lettore ad aprire la propria mente alla saggezza della comunicazione, della giusta e costruttiva comunicazione, Il dottor medico Millefoglie cura se stesso attraverso gli altri, è medico di se e si avvia verso la ripresa dopo una grande caduta. La sua scrittura, personale, introspettiva e sincera, arriva lì dove il tempo, quello che conosciamo attraverso le ore e le giornate, non arriva. Se fossero allodole passeggere le pagine di Millefoglie passerebbero come il vento che non scorre, come la camera in cui ci si ritrova tutti a piangere il morto, a piangere la vita che passa, In verità in quella stanza si piange se stessi e il proprio incolmabile divario fra chi ci ha cresciuti nella consapevolezza (e quando questa esiste è stupendo) che nessuno potrà mai più essere quello che è stato. La dolcezza del racconto è in queste pagine, la saggezza di leggere è nel cuore delle speranze, a volte silenziose a volte rumorose, così com'è la vita, impetuosa, violenta, imperfetta ma è l'unica che abbiamo e dobbiamo viverla fino alla fine con tutto quello che ci porta. Un libro bello può solo essere balsamo per curare le ferite ma è sempre nella forte consapevolezza d'essere che c'è tutto, all'infinito, oltre ogni spazio e sopra ogni pensiero. Basta saperlo!