Marc Levy e il tempo delle distanze

Mercoledì 02 Maggio 2012 12:37 Marco Ranaldi
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Marc Levy ci ha abituati ad un tipo di scrittura scorrevole, intensa ed introspettiva. Nella sua fantasia di uomo romantico a cavallo di un secolo che perde i pezzi della fascinazione, ogni progetto rivolto al lettore, si fonda indissolubilmente con il passaggio temporale, sia quello di ieri che di oggi (la prospettiva verso il futuro non è il punto forte di Levy). Rispetto ai suoi esordi e alla sua matrice fatta di sentimenti e di ricercatezze interiori, in La chimica segreta degli incontri (Rizzoli) c'è un forte passato sicuramente, quello che ritorna per recuperare le radici, ma c'è una gran voglia di esaurire il senso di perdita, d'abbandono (caratteristiche di molti romanzi di Levy). Nella narrazione di questa storia la protagonista, in una Londra degli anni '50, riesce proprio in quell'intento sottile di recupero delle radici, di scoperta di un mondo che tendenzialmente non la riguardava. Un viaggio ad Istanbul, una scoperta di un mondo fino ad allora estraneo, permettono ad Alice di sentirsi vicina a se stessa, forte, fortissima di affetti che pensava di avere ma che spesso le costituivano solo il senso di un grande dolore, di un grande vuoto. La storia si dipana nel tempo, fra passato e presente; c'è la luce dei quadri, c'è quella delle strade di Londra e di Istanbul e di una casa provvista di soffitti illuminati, vera traccia del percorso di crescita. Non si ferma il tempo se prima o poi viene a bussare; Levy questo lo ha capito molto bene e lo capiranno i lettori, quelli silenziosi, che non cercano il rumore del tempo che passa ma il suo silenzio, una distanza fondamentale per ritrovare il proprio children corner che non si è mai smarrito.

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