Emanuel Lasker - gli scacchi come metafora della vita

Venerdì 18 Febbraio 2022 11:51 Nima Shafiei
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 La vita di Emanuel Lasker

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Il Cenacolo Laskeriano è un’associazione sportivo dilettantistica che si occupa di divulgazione della cultura scacchista e principalmente della socialità e del divertimento ad essa associata. Cenacolo, a richiamare le caratteristiche di un ambiente familiare, accogliente e Laskeriano in onore del secondo campione del mondo di scacchi Emanuel Lasker. Nato a Barlinek il 24 dicembre del 1886. Ad undici anni viene mandato a studiare matematica a Berlino dove vive assieme al fratello Berthold che gli insegna il gioco degli scacchi. Emanuel si appassiona subito e in breve tempo dimostra talento divenendo un giocatore rinomato. Nel 1894 gioca il campionato del mondo sfidando il campione uscente Willhem Steinitz, guadagnandosi il titolo, che terrà per ben 27 anni, incredibile esempio di longevità scacchistica.

 Reuben Fine nel suo libro “La psicologia del giocatore di scacchi” divideva in due categorie gli appassionati di questo gioco: gli eroi, ovvero coloro che dedicano tutta la loro vita alle 64 caselle, senza lasciarsi distogliere da null’altro, vivendo unicamente per questo e gli antieroi, capaci di condurre una vita scacchistica in parallelo con il resto. Lasker era sicuramente un antieroe: si dedicò agli studi matematici, a lui si deve la prima dimostrazione del teorema di Noether – Lasker ,fu appassionato di filosofia e amico di Albert Einstein. La sua personalità era sicuramente una delle più interessanti nel panorama del “900”, in una Germania irrequieta con alle porte l’avvento del nazionalsocialismo. Morì povero in America, a New York nel 1941, un destino comune a molti “ebrei erranti” come lui.

 Quello che Lasker fece agli scacchi fu una rivoluzione filosofica. Per lui gli scacchi erano una metafora della vita : lotta e ingegno. Lotta intesa come superare gli ostacoli che uno si trova di fronte, reagire alle avversità, opporsi al naturale destino di ogni essere umano gettato nell’universo: quello di soccombere. Era ben conscio che gli scacchi fossero un gioco che si basava sugli errori, sugli sbagli e sull’essere imperfetto ed in partita, anche se in posizione inferiore rispetto all’avversario riusciva a riorganizzare la lotta e le proprie forze, senza abbattersi, vincendo contro giocatori ben più giovani ed arroganti.
Nel nostro mondo moderno dovremmo tutti riscoprire Lasker e il suo pensiero per trarre ispirazione.

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 18 Febbraio 2022 12:36 )